Ha rigettato tutte le accuse che gli sono state mosse in merito a presunte pressioni e richieste estorsive per farsi affidare l’appalto dei lavori di restyling di Piazza Principe Umberto I a Castellammare di Stabia. L’imprenditore Daniele Imparato, fermato nei giorni scorsi, è stato ascoltato ieri dal GIP del tribunale di Torre Annunziata. Un interrogatorio in cui il 25enne stabiese ha respinto tutte le accuse che gli erano state sollevate, compresa quella di presunte richieste estorsive ai danni della ditta di Cardito che si era aggiudicata l’appalto di rifacimento della piazza, attività inserita nell’ambito del progetto di realizzazione del centro commerciale naturale a Castellammare di Stabia.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l'imprenditore avrebbe prima chiesto di subappaltare il cantiere e, dopo il rifiuto dei titolari, sarebbe passato alle minacce in compagnia di elementi di spicco de
l clan D'Alessandro di Scanzano. Dietro i lavori, e dietro le pressioni, ci sarebbe proprio la cosca stabiese che voleva imporre i propri uomini e i propri macchinari durante il rifacimento della pavimentazione che bloccò una delle piazze principali di Castellammare in piena estate. In più avrebbero chiesto il 3% per l'appalto. Un pizzo imposto da un imprenditore del settore.
Fatti e circostanze che, però, ieri Imparato ha confutato ai giudici oplontini, Intanto l’indagine prosegue e si allarga anche agli altri appalti che hanno interessato Castellammare di Stabia negli ultimi anni. La preoccupazione è che ci fosse un vero e proprio modus operandi che avrebbe garantito numerosi introiti ai clan camorristici di Castellammare di Stabia. Si allarga quindi l'inchiesta della Dda che potrebbe puntare ai documenti presenti a Palazzo Farnese per fare luce su alcuni affidamenti che ci sarebbero stati negli ultimi mesi.