Una notte d'estate trascorsa su un piccolo gommone, esposti alle possibili intemperie, gomito a gomito con chi lavora h24 per garantire la sicurezza e il rispetto della legalità. Il lavoro del giornalista Claudio Ciccarone al largo delle coste stabiesi, a caccia con gli uomini della Guardia Costiera di bracconieri marini, è valso a lui e al suo staff il primo premio al concorso giornalistico Landolfo 2018.
Pochi minuti mandati in onda per ore e ore di attesa, ma proprio in quei momenti «si sublima - per usare le parole del diretto interessato - l'aspetto professionale di tutte le persone coinvolte». A StabiaChannel.it proprio il giornalista Claudio Ciccarone ha illustrato la genesi del progetto che lo ha visto 'frontman' della notte passata a stanare 'datterari', bracconieri del prelibato frutto di mare per cui decine di metri di fondali marini vengono distrutti a martellate.
«Tutto è nato dal direttore della fotografia Libero D'Amora, che mi ha proposto di lavorare a questo servizio al largo delle coste della Campania - ha raccontato con entusiasmo -. Non è la prima volta che svolgiamo questo tipo di attività a stretto contatto con le forze dell'ordine che escono in cerca di qualcosa, e non per semplici operazioni di routine: l'obiettivo è quello di dare un volto, o perché no un vero e proprio merito a chi lavora per la nostra sicurezza mentre nemmeno ce ne accorgiamo, talvolta di notte. Il servizio è piaciuto molto alla Rai, e solo successivamente abbiamo deciso di partecipare al concorso».
/>'La lunga notte dei datterari', tuttavia, nasce e si sviluppa soprattutto con l'obiettivo primo di informare su un fenomeno ancora avvolto da una sostanziale velo di noncuranza, come quello della caccia di frode di questi frutti di mare: «Non accettate i datteri da chi li vende - sostiene con forza Ciccarone -, ma anzi, denunciatelo perché in quel momento sta compiendo un'azione illegale». Dopo una notte passata in mare aperto, il colpo di scena, con la cattura di due datterari alle prime luci dell'alba al largo delle coste sorrentine, magistralmente ripresa e raccontata dalla troupe: «Avevamo pronto un finale alternativo in cui si tracciava un bilancio dell'esperienza, ma alla fine a sorpresa abbiamo catturato il momento del fermo in diretta. Un'esperienza unica per un reporter».
Del resto la qualità del lavoro è stata riconosciuta grazie al prestigioso riconoscimento, il primo per il giornalista al primo tentativo: «Non mi ero mai confrontato in questo tipo di concorsi - ci ha rivelato Ciccarone -. Sul trofeo c'è il mio nome, ma va dato gran parte del merito anche alla squadra senza la quale questo traguardo non sarebbe stato possibile. Da Libero D'Amora, al montatore Carmine Santelia, profondo conoscitore del territorio, fino al tecnico Pio Negri. Alla fine siamo tutti tornati a casa stanchi e con un gran mal di schiena - ha scherzato -, ma l'amore per questa professione, per il 'raccontare', è quello che ci ripaga di ogni sforzo».