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Castellammare - La delibera salva-Sint approda domani in consiglio comunale, tutti i rischi del provvedimento

La dilazione della riscossione del credito da parte del Comune, la rimodulazione delle aliquote fiscali e il canone agevolato per Antiche Terme ed ex Caserma Cristallina sono ammessi per un ente in dissesto?

di Giancarlo Esposito


Il consiglio comunale più delicato dell'era Pannullo avrà luogo domattina nell'aula “Falcone e Borsellino”. All'ordine del giorno ci sarà la valutazione sulla delibera salva-Sint e sul piano industriale della partecipata comunale che detiene il patrimonio della società Terme di Stabia spa. Un provvedimento ambizioso che mira alla salvaguardia della Sint quale punto di partenza per il rilancio del termalismo, da sviluppare mediante un bando di privatizzazione che unisca Antiche e Nuove Terme in un unico lotto. Ma si tratta altresì di un atto ricognitivo che espone il consiglio comunale ad un rischio non da poco in ragione delle sue criticità, correlate all’esposizione contabile e politica che l’organo consiliare va ad assumersi.

Il parere del dirigente del settore economico-finanziario e quello dei revisori dei conti includono implicitamente l’alta temerarietà della scelta. Il dirigente nell’esprimere parere scrive: «Le principali incognite, al momento non prevedibili, alla sostenibilità del piano di rientro sono in sintesi le seguenti: mancata vendita dei beni non strumentali... Mancata azione per la ricerca ed individuazione di un soggetto privato... Mancanze che determinerebbero un esito infausto dell’operazione di rilancio». Il dirigente, tra l'altro, si riserva la ricognizione entro il 15 settembre 2018. La riforma Madia prevede che le società che non rispettano i parametri debbano essere messe in liquidazione entro un anno dal 30 settembre 2017. In poche parole se il 15 settembre 2018 non è accaduto nulla, il 30 settembre Sint sarà immediatamente liquidata. A quel punto con esiti scarsamente prevedibili, perché la liquidazione avverrà con la scure del fallimento sulle spalle.

È lo stesso metodo usato dai revisori che nel loro parere sostanzialmente dicono che Sint spa non rientra nei parametri in merito al fatturato medio del triennio, pari a 121.082 euro (inferiore a 500.000 euro), al risultato negativo per cinque dei cinque esercizi precedenti (media di 2.542.500 euro), alla necessità di contenimento dei costi di funzionamento (i ricavi non coprono i costi generali di gestione della società). «Tutto ciò premesso, - si legge nel parere dei revisori - nonostante il mancato rispetto dei parametri sopra citati dalla Sint spa, al fine di superare le criticità è stato redatto un piano industriale di rivalutazione». I revisori, in pratica, danno parere favorevole ma subordinano ad un monitoraggio semestrale «per una valutazione complessiva al fine del mantenimento della partecipazione». Anche qui la liquidazione è tutt’altro che scongiurata.

Questo perché il piano basa tutta la sua forza in un intervento sostanziale del Comune che si fa carico di parte dell’esposizione debitoria e rinuncia ai propri crediti sino al 2024 e s’impegna alla rimodulazione di tariffe agevolate ai fini ICI/Tasi. E concede le Antiche Teme e Caserma Cristallina ad un canone di 13.000 euro annui. Delle quattro ma

novre solo la prima sembra essere legittima, perché sostanziata da una lettera di patronage sottoscritta dall’ente (anche se molte sentenze rivedono in quest’attività un aumento di capitale che l’ente non potrebbe sottoscrivere, e quindi la dichiarano illegittima). Dando per buona la prima, la seconda (dilazione della riscossione del credito), la terza (rimodulazione aliquote fiscali) e la quarta (canone irrisorio) sono tre manovre che potrebbero non rientrare nella disponibilità del consiglio comunale in quanto l’ente si trova in dissesto e sarebbero negate dalle prescrizioni ministeriali che accompagnano il dissesto.

Il vicesindaco Daniele Pesenti, a sua volta, sottolinea che con tutti gli approfondimenti del caso da fare c’è una relazione dell’ufficio tecnico comunale che stima in 10 milioni i danni subiti dal patrimonio termale. Facendo riferimento al bilancio consolidato al 30 settembre 2017, inoltre, sostiene che le perdite di quest’anno sono pari a 159.315 euro. Le perdite della Sint sono costituite prevalentemente da ammortamenti e quindi sono invariabili. Perciò al 31 dicembre 2017 saranno circa 1.800.000 euro in considerazione della vendita dei cespiti, che però è avvenuta a metà anno. Quindi il valore degli ammortamenti è pressoché invariato. Resta da comprendere se debbano essere aggiunti i 10 milioni di euro di minusvalenze patrimoniali derivanti per l’appunto dai danni subiti dal complesso, Il bilancio Sint chiuderebbe, in tal caso, con una perdita di 11 milioni e 800mila euro per l’anno 2017. Considerato che attualmente il capitale sociale è composto di azioni per 4.227.254 euro, di riserva legale per 27.468 euro e di riserva straordinaria per 495.308 euro, per un ammontare di 4.750.030 euro, la situazione sarebbe fortemente a rischio. Solo la presenza di un fondo di rivalutazione di 9.942.000 euro eviterebbe il deposito obbligatorio dei libri in tribunale, ma lo stesso certamente obbligherebbe l’ente ad una ricapitalizzazione impossibile sulla base delle attuali norme.

Sarebbe forse più saggio avviare un processo di liquidazione controllato durante tutto il 2018 vendendo i beni non strumentali? È presto per dirlo, ma con quei ricavi si potrebbero liquidare le due banche Mps e Bnl, riservando lo stesso trattamento ad Equitalia e agli altri creditori. Per l’esposizione con il Comune, poi, si potrebbe compensare con beni immobili come il Pallone geodetico e il parcheggio di viale delle Puglie. A questo punto, alla fine della liquidazione rimarrebbero la struttura termale, il parco idropinico ed il centro congressi, che rientrerebbero liberi da vincoli nel patrimonio comunale a fronte delle azioni detenute. La parte preponderante del patrimonio termale, in tal modo, non andrebbe svenduta, ma è altresì evidente che il buon esito del bando di privatizzazione cambierebbe tutti i suddetti presupposti, purché un imprenditore o una cordata siano disposti ad un investimento di alcune decine di milioni sul rilancio del termalismo a Castellammare di Stabia.


domenica 26 novembre 2017 - 16:24 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

 



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