Cronaca

Castellammare - Insulti razzisti ad un bambino in villa comunale, «vattene sporco negro»

«Inviterò personalmente al Comune il bambino insultato e la sua mamma, ai quali va la mia piena solidarietà per la triste vicenda»

di genesp


Insulti razzista ad un bambino di colore in villa comunale, arriva la solidarietà del sindaco Gaetano Cimmino. La vicenda, resa nota da una cittadina sui social network, ha fatto il giro della città raggiungendo anche il Comune stabiese. Secondo quanto raccontato, alcuni bambini si sarebbero avvicinati ad un proprio coetaneo di colore che giocava sulle giostre insultandolo per la sua pelle. «Vaffanculo sporco negro, ve ne dovete andare» avrebbero riferito i giovanissimi. Una storia gravissima che ha allarmato il primo cittadino il quale ha preso subito le distanze: «Castellammare è città dell’integrazione e dell’accoglienza. Le frasi razziste rivolte contro un bambino da parte di coetanei nei pressi delle giostrine, tuttavia, evidenziano una deriva inaccettabile, la deriva della barbarie e delle disuguaglianze, a cui non ci rassegneremo. Le istituzioni, le scuole e i genitori hanno il dovere di svolgere un’importante funzione sociale: educare ai valori del dialogo, dell’accoglienza e della solidarietà».

«L’amministrazione comunale da sempre condanna fermamente qualsiasi forma di discriminazione sociale e su questo fronte non farà mai un passo indietro. Inviterò personalmente al Comune il bambino insultato e la sua mamma, ai quali va la mia piena solidarietà per la triste vicenda che li ha visti coinvolti, per spiegare che a Castellammare difendiamo un’unica razza, quella umana» conclude.

Dura anche la reazione del consigliere comunale Tonino Scala: «Vaffanculo sporco negro voi ve ne dovete andare... è la frase detta ad un bambino di colore che giocava in villa comunale

nella mia città da altri ragazzini tra gli 8 e gli 11 anni. L'ho appena letto sul Corrierino. Non so se sia di oggi o di altro giorno, ma è grave, molto grave. Non sono meravigliato. Basito, disgustato, ma non meravigliato. Anche la mia città fa parte di questo Paese impazzito che partecipa all'impazzimento e imbarbarimento collettivo di un mondo allo sbando».

«Avevo avuto il sentore di questo clima quando organizzammo, ad inizio estate, un presidio sempre in Villa per la vicenda Sea Watch. Su una delle pagine fb della città fu postato un video che mi riprendeva col megafono, ancora oggi mi arrivano insulti, minacce di morte, la cosa più dolce e romantica arrivata è vai a cacare. Non parlo di decine di messaggi, ma di centinaia, il giorno dopo uno dei post in questione raggiunse più di 600 insulti. Risposi a tutti, contro la logica dei social, si sa più rispondi, più posti e commenti alimentando di fatto il post, più aumentano le visualizzazioni e di riflesso gli insulti. Perché lo feci? Per provare a ragionare con chi ormai ha smesso di ragionare e ripete ciò che sente dire come è accaduto ai ragazzi questa mattina in villa. I colpevoli non sono loro, ma noi adulti che vomitiamo odio alimentando odi e paure. Ormai siamo nella fase reggaeton, come per le canzoncine estive che sentiamo e ripetiamo anche quando non c'è una radio accesa. Al bambino insultato, ai genitori e al fratellino mando un bacio e abbraccio forte, è difficile, fa male lo so, ma fatevi insieme una crassa risata. Ridere è la migliore arma. A noi adulti un appello, facciamo diventare reggaeton il buon senso» conclude.


sabato 17 agosto 2019 - 19:51 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

 



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