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Castellammare - Inchiesta Olimpo e la riqualificazione della Cirio, Di Martino e Scala attaccano Cimmino

L'iscrizione nel registro degli indagati di altre 17 persone fra politici e imprenditori scuote il consiglio comunale


Nel secondo filone dell'inchiesta Olimpo, dedicato particolarmente alla riqualificazione dell'area ex Cirio, ci sono nomi importanti fra deputati e consiglieri regionali. Colletti bianchi che sono finiti nel registro degli indagati per quella che poteva essere una delle opere più importanti a Castellammare degli ultimi anni. Dopo il duro comunicato del sindaco Gaetano Cimmino, che ha invitato i cittadini a guardare quello che è accaduto tre anni fa alle elezioni amministrative quando fu sconfitto da Antonio Pannullo, arrivano le reazioni di due esponenti della minoranza: Andrea Di Martino e Tonino Scala. Inevitabilmente il tema è molto sentito anche perchè l'inchiesta Olimpo ha interessato un po' tutti, dal Partito Democratico a Forza Italia.

«Che il Sindaco Cimmino fosse un temerario spregiudicato era chiaro da tempo - ha spiegato Di Martino, sconfitto al ballottaggio a giugno scorso -. Ma che arrivasse a questi livelli iperbolici di spregiudicatezza mi ha oggettivamente sorpreso. Innanzi solo all'avvio di una nuova inchiesta sulla politica e l'imprenditoria stabiese. Rispetto alla quale va mantenuto un profilo garantista e rispettoso del lavoro della magistratura. Dalla quale però, sotto l'aspetto politico, emerge uno scellerato patto consociativo, lo stesso contro cui mi sono battuto e sono stato sconfitto nelle scorse elezioni. Il nostro sindaco con una vera e propria mossa del cavallo scarica tutti e si erge a paladino della legalità. Lui che senza il sostegno dei Greco non sarebbe mai diventato sindaco. E senza il supporto di Forza Italia avrebbe perso le elezioni. Oggi si dimentica di questo e scarica tutti. Se non fossimo innanzi ad una farsa, domattina ci ritroveremmo innanzi ad una crisi politica. Ma purtroppo questa è una farsa, e chi ne continua a pagare il prezzo è Castellammare».

«La città, il Consiglio Comunale si è diviso sul recupero del fronte a mare, sul recupero delle aree industria

li per aumentare standard pubblici e per rilanciare lo sviluppo turistico della città, per dare spazi - ha spiegato Tonino Scala di Liberi e Uguali -. Su questo c'è stato uno scontro politico aspro, una lotta politica senza precedenti e ognuno ha parteggiato per l'una o per l'altra parte, per l'una o l'altra visione di città. Nessuno può dire "io non c'ero", non lo possiamo dire noi, non lo può dire Gaetano Cimmino. La verità è che la politica non ha avuto il coraggio di fare una scelta su dove applicare il piano casa, se farlo su ex aree industriali o se partire dalle periferie o dai quartiere».

«Non ha avuto il coraggio di fare i conti con procedure amministrative sbagliate. Dovremmo tutti porci delle domande. Ed è il caso di ripetere ad alta voce questi interrogativi: Perchè non ha dato risposte ed ha fatto arrivare il commissario ad acta? Perchè il commissario ad acta ha adottato scelte probabilmente illegittime e perchè la politica non ha avuto il coraggio di revocare quegli atti? Non ci sono responsabilità? Sarà la magistratura a deciderlo, ma di sicuro c'è stata una subalternità a poteri che hanno condizionato la vita amministrativa per un decennio. Tutto è ruotato intorno a questi fatti. Non a caso si è pensato, tranni pochi casi isolati, di costruire coalizioni non per governare e realizzare ipotesi di sviluppo per Castellammare, ma per prendere consensi e voti legati a quei poteri oggi oggetto di indagini. I cittadini, la città sanno di chi erano quei voti e chi li ha utilizzati in campagna elettorale. Il sindaco oggi ha sentito il bisogno di fare un comunicato? Bene, ne prendiamo atto pur conoscendo qual è stata la sua posizione in passato a sostegno di una opzione. D'altronde comprendiamo anche che non poteva fare diversamente, visti gli uomini che lo hanno sostenuto» conclude.


venerdì 1 marzo 2019 - 19:42 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

 



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