Per questa settimana, dopo la tappa al Centro storico, restiamo in tema Scavi e Libero D’Orsi. Infatti, da non perdere è la visita a Villa San Marco che fu riscoperta grazie alla tenacia e alla testardaggine dell’archeologo stabiese che voleva trovare la risposta alla domanda “Dov’è Stabiae?”. Era il 9 gennaio del 1950, poco dopo le feste di Natale, e Libero D’Orsi - nonostante lo scetticismo di un’intera comunità - cominciò a scavare con soli due collaboratori. La verità è che le Ville dell’Antica Stabiae furono riportate alla luce per la prima volta da Re Carlo di Borbone già nel 1749 ma la scoperta di Pompei spinse la Corona a rinterrare Stabiae per usare tutti i fondi per gli scavi archeologici pompeiani. Così solo la caparbietà di Libero D’Orsi diede la possibilità al mondo di ammirare le bellezze delle Ville romane di Stabiae. Nello specifico Villa San Marco fu scoperta ben 11 mesi dopo l’inizio degli scavi, precisamente Libero D’Orsi la portò alla luce l’11 novembre 1950. “Alle 7 del mattino, armato di badile e piccone, col solo aiuto di un bidello e di un meccanico molto disoccupato, diedi inizio all’impresa che mi avrebbe procurato plauso o derisione – scriveva in un suo saggio Libero D’Orsi- ma oggi posso dire che l’impresa è pienamente riuscita e dal magico pianoro di Varano cominciarono presto a sbocciare vestigia di un’antica civiltà; tesori d’arte finora ignorati che hanno suscitato meraviglia in tutto il mondo civile” Così dopo qualche anno scriveva orgoglioso il preside stabiese.
Visitare gli scavi stabiesi è davvero importante perché aiuta a capire quanta storia ha l’antica Stabiae. Si dice che quando Omero, a metà dell’VIII secolo a.C., scriveva l’Iliade e l’Odissea l’antica Stabiae già c’era, anche se era ancora una piccola città. Difatti, prima di essere città romana Castellammare fu città sannita, etrusca e greca. Ma furono i Romani che diedero il grande splendore visibile ancora oggi. E Villa San Marco con i suoi 11.000 mq di estensione è un’imponente testimonianza. ‘E una delle famose Ville dell’ozio dove i ricchissimi Patrizi romani venivano in vacanza e le sue mura son
o state testimoni di intrighi, pettegolezzi e congiure dei ricchi Patrizi romani. Chiunque varca la soglia di Villa San Marco si sente un viziato patrizio romano, uno di quelli che viveva solo di eccessi. L’ingresso della Villa mette subito le cose in chiaro, è imponente ed è colorato principalmente di rosso pompeiano. Il soffitto è aperto per la raccolta dell’acqua piovana. Il pavimento è tassellato e a fondo bianco con tessere nere a forme geometriche. Gli affreschi sono presenti in tutta la Villa e il tema ricorrente sono gli uccelli e i bambini ma qui all’entrata sulle pareti ci sono quattro Centauri e tre pelli scuoiate di pantere. La scala che si può osservare portava al piano di sopra dove abitava la servitù. Curioso è infatti il fatto che all’epoca dei romani i piani alti delle abitazioni erano occupati dalla servitù poiché erano i piani che valevano meno. Lì non arrivava il riscaldamento e molte volte i piani alti non avevano la fattura pregiata riservata ai piani terra. Ma la cosa che proprio non andava giù ai Patrizi dei piani alti è che lì dal secondo piano in poi non c’erano le terme e le piscine riscaldate che i romani amavano tanto. La SPA, come la chiamiamo oggi, era uno dei simboli di ricchezza e di potenza di una ricca famiglia patrizia. Da non perdere è ogni stanza della Villa, in ogni angolo c’è una cosa da scoprire dal tepidarium al frigidarium e per questo è consigliata una visita guidata per godere a pieno di ogni angolo di magnificenza. Ma il posto di tutta l’abitazione che lascia letteralmente senza fiato è il posto occupato dalla natatio, una piscina lunga ben trenta metri e larga poco più di sei. Ai suoi lati ci sono i calchi degli antichi platani. Il cortile è davvero stupendo ma ciò che toglie il fiato e meglio fa capire la potenza e insieme la scaltrezza dei Romani è la vista che si può ammirare dal cortile. Dalla piscina fate qualche passo in avanti e arrivate nel punto in cui si ha la vista sulla città. Lì in quel punto si capisce che la collina di Varano non è in alto quanto si pensa e la vista da sull’intera città e il mare rende tutto magico. Insomma, uno stabiese del 2021 non può fare a meno di sapere come si divertivano gli stabiesi più di duemila anni fa.