Non sono le delibere adottate dalla giunta o dal consiglio comunale il cuore delle contestazioni che hanno portato allo scioglimento del Comune di Castellammare di Stabia per infiltrazioni della criminalità organizzata. Dal focus degli ispettori emerge piuttosto una valutazione complessiva sul funzionamento dell'ente, nella quale il nodo centrale diventa il rapporto tra politica e apparato amministrativo. Il giudizio non si concentra tanto sugli atti prodotti, quanto sulla capacità dell'amministrazione di esercitare un controllo costante, efficace e autorevole sull'azione dei dirigenti e degli uffici.
È questo il filo conduttore che attraversa gran parte delle valutazioni formulate dagli ispettori ministeriali. Non sembrano essere attribuite alla politica decisioni direttamente riconducibili a interessi della criminalità organizzata né individua provvedimenti amministrativi assunti sotto condizionamento mafioso. La criticità viene invece individuata nella debolezza della funzione di indirizzo e vigilanza esercitata dagli organi politici, ritenuta insufficiente in un territorio già segnato da precedenti scioglimenti per infiltrazioni camorristiche.
Secondo questa impostazione, proprio il contesto nel quale operava Palazzo Farnese avrebbe richiesto un livello di attenzione superiore rispetto a quello messo in campo. In sostanza, come si evincerebbe dalle indagini degli 007, una realtà considerata particolarmente esposta ai tentativi di condizionamento della criminalità organizzata, il ruolo della politica non può limitarsi alla definizione degli indirizzi amministrativi, ma dovrebbe tradursi anche in una costante attività di verifica sull'operato della struttura burocratica, soprattutto nei settori maggiormente esposti.
Tra gli aspetti richiamati dagli ispettori compare il rallentamento delle procedure di sgombero degli immobili occupati abusivamente. Il percorso era stato avviato negli anni precedenti con il censimento degli alloggi e con i primi interventi eseguiti durante la gestione commissariale, ma avrebbe poi subito una significativa battuta d'arresto. Se da un l
ato gli uffici hanno rappresentato le difficoltà legate alla carenza di personale, dall'altro emergerebbero dubbi in merito ad una possibile politica improntata alla prudenza. Una valutazione che viene ricondotta direttamente alla responsabilità dell'amministrazione.
Più in generale, la relazione restituisce l'immagine di una macchina comunale che, secondo gli ispettori, avrebbe operato senza un adeguato sistema di controllo. Le osservazioni investono soprattutto il rapporto tra gli amministratori e i dirigenti, con particolare riferimento agli uffici chiamati a gestire procedimenti considerati sensibili. L'impressione descritta è quella di una vigilanza ritenuta non pronta ad intercettare tempestivamente anomalie amministrative e di correggere eventuali criticità emerse nel corso dell'attività dell'ente.
In questo quadro assumono rilievo anche le valutazioni formulate sul funzionamento di alcuni uffici. Gli ispettori evidenziano come, a fronte di un rilevante volume di affidamenti diretti gestiti nel corso della consiliatura, sarebbe mancata un'adeguata attività di verifica politica sull'operato della struttura amministrativa.
Il focus degli ispettori si sviluppa quindi su un piano diverso rispetto alla valutazione dei singoli atti amministrativi. L'attenzione è rivolta alla capacità dell'organo politico di rappresentare un presidio permanente di legalità, prevenendo situazioni di rischio attraverso un monitoraggio continuo dell'azione amministrativa. È sotto questo profilo che viene collocata la responsabilità attribuita al vertice dell'ente e, più in generale, alla giunta comunale.
Ne emerge una lettura che individua nella debolezza dei meccanismi di controllo uno degli elementi che avrebbero contribuito a rendere l'amministrazione vulnerabile. Resta da comprendere se l'amministrazione uscente vorrà far valere le sue ragioni con un ricorso al provvedimento adottato di scioglimento del consiglio comunale o se invece si attenderà il regolare corso del commissariamento fino alla prossima tornata elettorale, verosimilmente nel 2028.