'è stato un tempo in cui la posizione di Castellammare di Stabia sembrava quasi una condanna. Troppo vicina a Pompei per poter competere con il fascino universale degli Scavi, troppo vicina a Sorrento per reggere il confronto con uno dei marchi turistici più forti d'Italia. Per anni la città è stata soprattutto un luogo di passaggio, attraversata da milioni di visitatori diretti altrove.
Oggi, però, quella stessa posizione può diventare la sua più grande opportunità.
La ritrovata balneabilità del mare e il recupero del lungomare rappresentano molto più di un risultato ambientale. Segnano un cambio di prospettiva. Una città che torna a vivere il proprio mare cambia il modo in cui viene percepita da chi la visita, ma soprattutto da chi la abita. E proprio da qui può partire una nuova stagione per Castellammare.
La questione non è immaginare una competizione con Pompei o Sorrento. Sarebbe una sfida velleitaria e persino inutile. La vera partita consiste nel trasformare i grandi flussi turistici che gravitano attorno a questi due poli in un'opportunità di sviluppo per l'intero territorio. Chi visita Pompei deve trovare una ragione per fermarsi a Castellammare. Chi soggiorna a Sorrento deve percepire la città stabiese come una tappa da vivere e non soltanto da attraversare.
In questo scenario,
l'arrivo di nuovi sindaci a Pompei e Sorrento può aprire una fase interessante. Le sfide della mobilità, dell'accoglienza e della gestione dei flussi turistici non si fermano ai confini comunali. Servono visioni capaci di ragionare in termini territoriali, costruendo sinergie anziché concorrenza. Castellammare, per posizione geografica e caratteristiche, può diventare il punto di raccordo naturale tra il turismo culturale di Pompei e quello paesaggistico della Penisola sorrentina.
Resta una domanda di fondo: una città che punta sul turismo deve abbandonare la propria vocazione industriale? Probabilmente no. Anzi, il rischio sarebbe proprio quello di pensare che il futuro passi dalla sostituzione di un'identità con un'altra. Le città più solide sono quelle che riescono a integrare le proprie vocazioni. Castellammare può continuare a valorizzare la propria tradizione produttiva, la portualità e l'economia del mare, affiancandole a una crescente capacità di attrazione turistica.
La vera sfida non è diventare una seconda Sorrento o una seconda Pompei. È diventare finalmente Castellammare: una città che sfrutta la forza dei suoi vicini senza subirla, che trasforma la sua posizione baricentrica in una leva di sviluppo e che torna a guardare al mare non come a un confine, ma come alla porta principale del proprio futuro.