I depuratori e i centri idrici collocati tra la provincia di Napoli e quella di Salerno, compresi quelli lungo il fiume Sarno, si avvicinano alla Gori. E non è necessariamente un bene, visto le condizioni dell'accordo sottoscritto ieri da Cgil, Cisl e Uil al tavolo di trattativa con la Regione Campania a palazzo Santa Lucia.
Presente - ed è una notizia visti gli ultimi sviluppi in prefettura a Napoli e a Salerno - l'assessore regionale all'Ambiente Fulvio Bonavitacola. Il vice del governatore De Luca ha accolto quasi con stupore le lamentele delle aziende sui crediti arretrati che queste vantano con l'Ente pubblico, circa 50 milioni di euro che difficilmente verranno riconosciuti. Il passo in avanti delle istituzioni è stato infatti minimo: dopo i 13 milioni di variazione sul bilancio da approvare per ripianare parte del debito, la Regione ha assicurato 3 mensilità ai centri di sollevamento e 2 ai deputatori lungo il Sarno.
Le aziende dal canto loro hanno fatto sapere ai dipendenti che utilizzeranno una parte di questo denaro per rientrare del rosso con le banche e che ai dipendenti verrà riconosciuta un solo stipendio. In pratica, problema rinviato a dopo le feste. Del resto, come certificato da ambo le parti, i soldi latitano nelle casse di palazzo Santa Lucia. Il problema principale riguarda però la Gori: la società che aveva sede legale ad Ercolano ha chiesto - e in parte ottenuto - un ammorbidimento sull'articolo 2112 del codice civile, ossia il mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento di az
ienda. Tradotto, nel passaggio tra Eic e Gori, quest'ultima vorrebbe poter non garantire 'a discrezione' le attuali condizioni contrattuali e salariali degli operatori. Beffa delle beffe, l'assessore regionale Fulvio Bonavitacola ha invece assicurato che per gli enti che subentreranno nelle altre province, la legge sarà rispettata senza eccezioni.
E alla fine la trattativa è anche andata a buon fine, malgrado le rimostranze dei sindacati autonomi. Tra questi anche la Fiadel, rappresentata al tavolo dal dipendente del depuratore stabiese Antonio Roccolano. «Cgil, Cisl e Uil avrebbero potuto mobiliare centinaia di lavoratori sotto palazzo Santa Lucia, e questo solo per chiedere il più basilare rispetto delle norme vigenti - ha raccontato senza mezzi termini a StabiaChannel.it -. Hanno scelto invece di trattare, probabilmente per interessi di forza maggiore. Del resto questo trattamento di favore è stato riservato solo alla Gori, società gestita per i due terzi da Acea, praticamente di proprietà del Pd, Bonavitacola non poteva andare contro i suoi stessi interessi».
Al tavolo, insomma, non si sarebbero fatti gli interessi esclusivi dei lavoratori impegnati a 'portare il pane a casa a fine mese': «La Regione vuole solo togliersi il peso di questi debiti dal groppone, e per questo concederà alla Gori condizioni favore affinché questa possa essere libera di effettuare licenziamenti di massa in caso di necessità. I grandi sindacati sanno tutto, ma non stanno facendo niente per impedirlo».