Dal buio alla luce... e poi di nuovo al buio. Chiude i battenti la mostra allestita nel 2014 all'interno della Reggia di Quisisana con l'obiettivo di riportare alla luce i reperti conservati nell'Antiquarium e renderli nuovamente visibili al pubblico. La mostra "Dal buio alla luce" era stata istituita grazie ad un protcollo d'intesa tra il Comune di Castellammare di Stabia, la Soprintendenza Archeologica di Pompei e l'Ente Parco Regionale dei Monti Lattari. E proprio il Parco pagava lo stipendio ai tre dipendenti dell'esposizione museale, ma i tentennamenti del Comune nelle operazioni di rinnovo della sede hanno gradualmente generato il risultato della chiusura della mostra, tra i pochi baluardi del patrimonio archeologico stabiese ancora presenti sul territorio. La mostra ospita 48 reperti provenienti dalle ville rustiche dell'ager stabianus e dalle domus costruite sulla collina di Varano, oggetti distribuiti in sette sale che includono strumenti agricoli, affreschi e stucchi, un cratere a calice in marmo alabastrino, un portaprofumi in bronzo e la statua del pastore che porta con sé i prodotti della terra e due quadrupedi. Ma la vera chicca dell'esposizione consiste nel carro in metallo e legno carbonizzato, rinvenuto nel quartiere rustico di Villa Arianna e ricostruito su sagome tras
parenti di acrilico. L'affluenza, a dire il vero, non è mai stata particolarmente elevata, anche a causa dell'isolamento della Reggia, a cui l'amministrazione ha soltanto a tratti cercato di porre rimedio. «Stavamo organizzando una manifestazione che prevedeva l'apertura serale della mostra - spiega Olimpia De Simone, consulente alla cultura dell'ex sindaco Nicola Cuomo e principale sponsor dell'esposizione dei reperti - ma lunedì scorso la pro loco Stabia For You ha ricevuto la comunicazione della chiusura, motivata dalla segreteria del sindaco con l'imminente distacco del Parco dalla Reggia. Qualche ora dopo il vicesindaco ha chiarito, riferendo che, in ragione della revisione degli accordi con il Parco, la Regione non avrebbe fornito i dipendenti per la mostra, motivo per cui l'amministrazione comunale avrebbe valutato come risolvere la questione con l'ausilio della Soprintendenza. Il Comune dovrebbe iniziare a farsi carico in maniera più decisa di queste vicende, che non sembra accogliere con l'opportuna serietà. Da parte mia, sono disposta a contribuire per cercare soluzioni valide, magari proponendo il coinvolgimento delle associazioni con avvisi pubblici per affiancare i dipendenti e restituire in una nuova veste l'esposizione alla città».