Campania, Calabria e Puglia tutte unite nel segno del traffico di stupefacenti e di armi. È quanto emerge dall'inchiesta condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Foggia la quale nella mattinata di ieri ha fermato oltre 20 persone accusate di prendere parte alla maxi organizzazione che riforniva di marijuana, cocaina ed eroina le principali piazze di spaccio delle tre regioni. Gli inquirenti hanno potuto accertare che esisteva un collegamento importante fra i D'Alessandro e i Cesarano di Castellammare di Stabia con i principali clan della 'ndrangheta calabrese e della Sacra Corona unita pugliese. Alleanza sancita nel corso del tempo da parte degli esponenti principali delle cosche e che garantiva ad ognuna di esse numerose introiti ogni mese.
Dei 24 indagati, 13 sono finiti in carcere e 11 ai domiciliari. Contestualmente agli arresti, infatti, sono state sottoposte a sequestro an
che due concessionarie, oltre a 10 immobili, 3 auto e 63 rapporti finanziari per un valore complessivo di 2 milioni di euro. I fatti contestati risalgono agli anni 2015-2016. Secondo quanto accertato dagli inquirenti, i clan nascondevano la sostanza stupefacente all'interno delle case degli incensurati per evitare i controlli delle forze dell'ordine.
L'inchiesta ha confermato quello che la Dia (Direzione Investigativa Antimafia) dice da tempo: i D'Alessandro e i Cesarano hanno ormai stretto alleanze con diversi clan del sud Italia. Per quanto riguarda il clan di Ponte Persica, tali collegamenti sono stati evidenziati nell'ultima inchiesta della guardia di finanza che ha garantito l'ennesimo arresto a Luigi Di Martino o' profeta. Per gli scanzanesi, invece, gli affari fuori Castellammare non sono una novità: Enzo D'Alessandro, durante il suo soggiorno fuori Regione, ha esteso gli affari della cosca.