“Gli investimenti per adeguare dal punto di vista infrastrutturale il cantiere di Castellammare di Stabia non sono più rinviabili”. È questo l’appello dei sindacati dopo l’incontro tenutosi ieri a Roma tra l’amministratore delegato di Fincantieri, Pierroberto Folgiero, e i segretari generali di Fim, Fiom e Uilm sui contenuti del nuovo Piano Industriale 2026-2030 presentato dal colosso cantieristico italiano. La notizia è stata riportata oggi dal quotidiano Metropolis e confermata da diverse fonti nazionali.
Un piano da decine di miliardi, con forte crescita nella Difesa
Il piano industriale di Fincantieri, approvato a dicembre scorso, prevede uno sviluppo significativo della capacità produttiva dell’azienda nel prossimo quinquennio, con oltre 50 miliardi di euro di nuovi ordini attesi tra il 2026 e il 2030 e un aumento della produzione nei segmenti crociere, commerciale, offshore, underwater e Difesa.
In particolare, l’ampliamento della capacità produttiva nei cantieri dedicati alla Difesa — un settore che vede una domanda in forte crescita a livello internazionale — porta alla necessità di potenziare strutture e infrastrutture in Italia, con un ruolo chiave per lo stabilimento di Castellammare di Stabia.
Il ruolo strategico di Castellammare di Stabia
Lo stabilimento stabiese, tra i più antichi e storici cantieri navali italiani, è già coinvolto in commesse militari di rilievo e nei programmi per nuove unità della Marina, come quelle della cosiddetta classe Logistic Support Ship e altre navi militari programmate nel corso degli ultimi anni, contribuendo così al rafforzamento dell’offerta navale nazionale.
Tuttavia, per i sindacati le infrastrutture attuali non sono adeguate per sostenere i nuovi carichi di lavoro previsti dal piano industriale. In particolare, è stata ribadita la necessità di investimenti sul bacino di Castellammare, giudicati da troppi anni rinviati e ormai indispensabili per garantire competitività, sicurezza produttiva e incluso la creazione di nuovi posti di lavoro.
Le richieste dei sindacati
Al termine dell’incontro romano, i rappresentanti delle organizzazioni sindacali hanno sottolineato che l’infrastrutturazione del cantiere stabiese deve essere affrontata con impegni concreti da parte di Autorità Portuale, Regione Campania e Governo nazionale, in sinergia con Fincantieri. Secondo loro, solo così
si potrà rispondere alla crescita della domanda militare e civile senza aggravare le criticità produttive esistenti.
I leader sindacali, tra cui Samuele Lodi e Simone Marinelli (Fiom-Cgil), hanno espresso parere positivo sul piano industriale, ma hanno evidenziato la necessità di incrementare ulteriormente la capacità produttiva complessiva del nostro paese, senza escludere possibili investimenti anche in nuovi cantieri.
I nodi infrastrutturali e il dibattito sul Piano Regolatore Portuale
Nel dibattito entra anche la questione del Piano Regolatore Portuale, inviato lo scorso anno dall’Autorità Portuale al Ministero competente. Tra gli scenari previsti, quello — fortemente auspicato da realtà produttive e istituzionali locali — del ribaltamento a mare del cantiere di Castellammare, che consentirebbe di liberare lo specchio d’acqua antistante il porto e incrementare spazi produttivi e logistici. Un progetto stimato per circa 400 milioni di euro, che però pone la domanda cruciale: chi finanzierà l’opera?
La questione degli investimenti non è di poco conto, soprattutto in un contesto in cui Fincantieri si prepara a raddoppiare la capacità produttiva dei cantieri militari italiani, con l’obiettivo di intercettare nuove commesse già a partire dal 2026.
Possibili ricadute sul territorio
L’espansione dello stabilimento di Castellammare non avrebbe ripercussioni solo sul settore industriale navale, ma potrebbe portare significative ricadute occupazionali. Stime non ufficiali parlano di una possibile crescita degli occupati di circa mille unità in più rispetto ai livelli medi attuali, che si attestano attorno ai 2.500 lavoratori nei periodi di massima produzione. (stima basata sull’articolo di Metropolis) — una prospettiva capace di innescare effetti economici e sociali rilevanti per l’intera area stabiese e campana.
Conclusioni
Il confronto tra sindacati e vertici di Fincantieri lascia intravedere un futuro di grandi opportunità per la cantieristica italiana, ma sottolinea anche la necessità di decisioni politiche e investimenti strutturali tempestivi. Per Castellammare di Stabia, lo scenario di sviluppo industriale potrebbe tradursi in una nuova stagione di crescita produttiva e occupazionale, a patto che infrastrutture e politiche pubbliche siano all’altezza delle ambizioni delineate nel piano industriale del principale gruppo navale italiano.