Mission per Fincantieri, i sindacalisti chiedono chiarezza all'azienda. Il «patto» per il cantiere di via Duilio siglato pochi giorni a palazzo Farnese da parte della politica non ha convinto appieno le tute blu, che tramite i propri rappresentanti incontreranno domani mattina l'Unione industriali per avere rassicurazioni sul piano industriale. Al tavolo non saranno presenti Regione e Autorità portuale, si tratterà infatti di una discussione meramente tecnica che metterà faccia a faccia solo azienda e lavoratori.
Le risposte che i navali contano di avere dalla riunione non riguarderanno prettamente gli investimenti e le spese nello stabilimento, quanto piuttosto conferme sulla vocazione del cantiere, che spera di diventare un centro di costruzione autonomo - come ribadito anche in Assise la settimana scorsa. A non convincere i sindacati è soprattutto il mancato dialogo con l'azienda triestina in questi ultimi mesi: «Del piano industriale hanno saputo tutti tranne noi, che saremmo le parti direttamente interessate - precisano esponenti di Fim e Fiom -. Ne ha parlato il sindaco Cimmino, i politici, ma perché a noi nessuno ha esposto nulla?».
Domande che insospettiscono non poco i rappresentanti di categoria. Pochi dubbi sulla portata degli investimenti, circa 110 milioni tra parte pubblica e privata, a suscitare perplessità è invece lo scopo con cui Fincantieri intende utilizzare lo stabilimento di Castellammare nei prossimi anni. «La vocazione deve restare quella navale - precisano i sindacalisti An
iello Di Maio e Francesco D'Auria a Stabia Channel.it -. Ciò che non ci convince è piuttosto il progetto sulla banchina: l'Autorità portuale ha prospettato alcune ipotesi, la più fattibile parla un cambio di conformazione da 'C' a 'U', che ne allineerebbe i bordi e consentirebbe l'attracco a Castellammare di grandi navi da crociera, limitando lo spazio per il nostro allestimento».
Se l'idea dovesse concretizzarsi, il cantiere non potrebbe ambire alla costruzione di grandi navi, indirizzando la produzione verso tronconi di nave: «E' proprio l'ipotesi che vorremmo escludere a priori - afferma Di Maio della Fim -, temiamo l'accordo tra azienda e politica, con quest'ultima felice di attrarre turismo. La grande portata degli investimenti? Solo fumo negli occhi, specie se ci dovessimo poi ritrovare a diventare un'autofficina per i pezzi di nave». Domani, in ogni caso, l'incontro punterà a far luce su questo aspetto specifico. In attesa che il piano industriale venga presentato anche in via ufficiale.
«Al momento quello che Fincantieri ci ha presentato è una slide mostrata in fretta e furia dopo paventavano la sostituzione dello scalo di varo con la piattaforma galleggiante - concludono i sindacalisti -. Le esigenze e i momenti storici cambiano: oggi c'è lavoro e l'azienda si sta espandendo in tutta Europa, ma tra 10 anni se le cose dovessero peggiorare i primi a chiuderebbe sarebbero i cantieri periferici, i 'tronconifici'. Vorremmo fare in modo di non trovarci in quella posizione». Staremo a vedere.