Politica & Lavoro

Castellammare - Festa della Liberazione, omaggio ai caduti in piazza. Al cimitero fiori sulla tamba di Alessandro Roberto Finamore

Sica (FdI): «Il 25 aprile deve essere un momento di commemorazione e riflessione.»


"Sono passati settantasei anni da quando - il 25 aprile del 1945 - la voce di Sandro Pertini lanciava, dai microfoni Radio Milano Liberata, a nome del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia e del Corpo Volontari della Libertà, il proclama di insurrezione nazionale contro le truppe nazifasciste. Una data simbolica della guerra di Liberazione, scelta dalla Repubblica Italiana per ricordare la conclusione del sanguinoso conflitto, la fine della brutale e spietata occupazione nazista, il crollo definitivo del fascismo", ha detto il capo dello Stato, Sergio Mattarella. "Questa giornata, per gli italiani, rappresenta la festa civile della riconquista della libertà. La vittoria dell'umanità sulla barbarie. Il giorno di un nuovo inizio, pieno di entusiasmo, portato a compimento con la Costituzione Repubblicana del 1948". "Il 25 aprile rappresenta uno spartiacque imprescindibile nella nostra storia nazionale", ha aggiunto poi Mattarella. "L'Italia - affrancatasi, con il sangue di migliaia di martiri, da vent'anni di dittatura e di oscurantismo - tornò a sedersi nel novero delle nazioni civili, democratiche, pacifiche, dopo la guerra sanguinaria in cui era precipitata con il fascismo". La Resistenza fu un "laboratorio dove si sperimentò l'incontro e la collaborazione tra le grandi forze popolari, tra le diverse posizioni e culture politiche. La Resistenza come grande serbatoio di istanze morali". Valori che è "tanto più necessario" ricordare oggi, "in un tempo nel quale l'orizzonte appare oscurato dall'angoscia, il futuro nascosto dall'incertezza e dalle ferite profonde prodotte dalla pandemia. Io credo che questa traccia sia ancora ben presente e chiara".

"La crudeltà praticata dai nazifascisti anche contro anziani, donne e bambini inermi non fiaccò l'aspirazione alla libertà, ma, anzi, rafforzò il coraggio e la determinazione di chi decise di opporsi. Rinascita, unità, coesione, i sentimenti che hanno consentito al Paese di archiviare con la Liberazione una pagina nefasta della sua storia. Una memoria consapevole che guarda al futuro", ha detto ancora il presidente della Repubblica.

«La Festa della Liberazione è il giorno dell’unità, della coesione, della rinascita. Valori che non passano mai di moda. E che oggi più che mai avvertiamo limpidi e lucenti nel cuore di ognuno di noi, in questa fase storica di ricostruzione per lasciarci alle spalle l’emergenza sanitaria e socio-economica causata dalla pandemia». Con queste parole il sindaco Gaetano Cimmino ha ricordato la Liberazione d'Italia con la deposizione di corone di fiori su diversi punti della città in cui insistono monumenti in ricordo di quelle giornate. «Valori che abbiamo il dovere di tramandare alle nuove generazioni, perché la memoria e il ricordo del sacrificio di tanti martiri di guerra resti indelebile nella mente

e nell’anima dei cittadini. E per sentirci sempre orgogliosi delle nostre radici, della nostra identità, della nostra cultura» ha concluso il sindaco.

Alla presenza dell'amministrazione comunale di Castellammare di Stabia, inoltre, il cordinamento cittadino di FdI e Gioventù Nazionale cittadino, provinciale e Nazionale, presso il cimitero di Castellammare di Stabia hanno reso omaggio al bersagliere Alessandro Roberto Finamore ucciso barbaramente a soli 19 anni dalla Brigata Partigiana IV Apuana. La sua testa, mozzata, impalata ed esposta, fu rinvenuta dalla madre il 25 Aprile del '45.

«È importante che le istituzioni finalmente si interessino alle storie di memoria negata affinchè si possa tentare una riconciliazione della memoria nazionale. Il 25 aprile deve essere un momento di commemorazione e riflessione.» così il consigliere Ernesto Sica. 

«Alessandro Roberto Finamore - racconta il consigliere-oriundo Stabiese nasce l'08/02/1926 a Verona ed era un bersagliere ausiliario del reggimento L. Manara secondo battaglione Mameli. Figlio d'arte in quanto il padre Mario (Stabiese) era un colonnello dell'Esercito Italiano. Dopo l'armistizio fu inviato in Toscana nella zona della lodigiana a presidiare i territori nel periodo tragico della guerra civile appena diciottenne insieme ad altri militi del btg. Mameli, che purtroppo seguirono la sua stessa sorte. Il 26 Febbraio del ‘45 Finamore faceva parte del nucleo di otto prigionieri, poco più che suoi coetanei ed inesperti bersaglieri, che caddero nelle mani dalla brigata partigiana lV apuana. La brigata, composta per lo più da comunisti, era guidata dal famigerato Renzo Ferrari ed era nota per la sua spietatezza ed era mal sopportata dalle popolazioni contadine poiché si distinse per continui soprusi e ladrocini. Almeno nove bersaglieri furono uccisi tra il 21 e 23 Aprile del ’45 a Fivizzano (MS). Le loro teste, impalate, furono esposte sul ciglio della strada come monito per gli altri. La testa di Alessandro fu mozzata dal corpo ed infilata su di un bastone, mentre il corpo fu gettato in una fossa comune. Il 25 Aprile del ‘45 la madre scoprì la morte del proprio figlio a soli 19 anni, e lo seppellì nel cimitero di Castellammare di Stabia senza il corpo. La lapide di granito nero, che tutt'ora sovrasta la tomba, fu apposta dal padre Mario con una commemorazione celebrata nel 1972 con la presenza del cappellano militare don Michele D'Auria il segretario della sez. del MSI Giacinto Di Sandro ed un folto gruppo di missini stabiesi.»  Conclude dicendo: «Ad Alessandro Roberto Finamore è sempre stata dedicata la sede del MSI a Castellammare di Stabia. Le ricostruzioni storiche di molteplici fatti di sangue compiute dai partigiani nell'immediato dopoguerra vengono semplicemente sottaciute o celebrate come gesta eroiche.»


domenica 25 aprile 2021 - 21:15 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

 



Gli ultimi articoli di Politica & Lavoro