L'emergenza incendi sul Faito non si placa, anzi si aggrava. Il forte vento che ha spirato stanotte sulla montagna simbolo dei Lattari non ha dato tregua ai soccorritori e le fiamme si sono estese fino al versante stabiese, sfiorando i centri abitati e le antenne, protette da una linea tagliafuoco. La difficoltà nel mettere in moto la macchina dei soccorsi nasce anche dall'indisponibilità del mega elicottero Erickson, dato che il Governo centrale ha deciso di destinare i quattro esemplari dell'imponente velivolo all'emergenza in Abruzzo e nelle Marche. E così non bastano neppure un Canadair e due elicotteri della Regione a garantire dall'alto scarichi d'acqua sufficienti per domare un rogo su cui da terra stanno operando diverse squadre di volontari e vigili del fuoco, la cui attività sta contribuendo almeno ad evitare che le fiamme mettano a rischio l'incolumità delle persone. Due vasche sono state piazzate nell'impianto sportivo di Pimonte, una per ogni metà campo, al fine di velocizzare i rifornimenti per gli elicotteri e ormai si attendono soltanto le prime piogge per porre fine alle fiamme sul Faito. Ma, accantonato un incubo, rischia di iniziarne un altro ancora più devastante. La sparizione di diversi ettari di vegetazione ha esposto l'intera area alla minaccia delle frane, agevolate da un terreno meno permeabile del solito e dall'assenza di alberi che possano porre un freno alla discesa violenta di acqua e fango verso la valle. Secondo il parere dei geologi, infatti, sono sufficient
i 14 ettari incendiati perché un violento nubifrago possa innescare imponenti flussi detritici, ragion per cui un disastro incalcolabile potrebbe incombere sui residenti del luogo e gli abitanti del centro antico e dell'area di Pozzano. E così ora si spera in un meteo non troppo inclemente, dato che una pioggia non battente favorirebbe lo spegnimento delle fiamme e andrebbe a “lavare” la cenere, favorendo anche la permeabilità del suolo in vista di ulteriori temporali. Una pioggia abbondante rischia invece di produrre conseguenze devastanti, dato che la coltre di cenere impermeabilizza i terreni, generando un flusso detritico fangoso che andrebbe ad investire case e strade. L'utilizzo dei pluviometri rappresenta, dunque, una risorsa importante per prevenire eventuali disastri e individuare sul nascere i rischi che si corrono, intervenendo con l'evacuazione dei centri abitati entro 50 minuti dall'inizio delle piogge. Il Comune di Castellammare di Stabia, intanto, si è proposto in qualità di soggetto attuatore per il progetto destinato ad eludere il rischio idrogeologico sul Faito, ma ad oggi mancano i fondi per il progetto esecutivo, essendo l'Ente in dissesto, e nell'immediato non si è ancora provveduto alla pulizia delle vasche borboniche, che consentirebbero di ridurre il flusso diretto verso il centro antico. E dunque fa più paura il fuoco o l'acqua? Forse entrambi, ma l'impressione è che l'emergenza sia destinata a protrarsi ancora a lungo con l'arrivo delle piogge.