Faida tra il clan D’Alessandro e gli scissionisti degli Omobono-Scarpa, il ras Sergio Mosca nel mirino dei rivali. C’era una sentenza sul suo capo, il suocero di Pasquale D’Alessandro era il prossimo a dover cadere sotto una pioggia di piombo. Siamo agli inizi degli anni Duemila e lo scenario per Castellammare è di quelli caldi: dopo gli omicidi dei colonnelli degli scanzanesi Antonio Martone e Giuseppe Verdoliva detto peppe l’autista doveva morire anche Sergio Mosca. E’ il retroscena che emerge dall’ultima sentenza della Corte d’Appello di Napoli che ha portato a dure condanne tra le fila degli scissionisti degli Omobono-Scarpa che avevano deciso di fare la guerra alla casa madre di Scanzan
o e prendersi una fetta dei business illeciti. Una guerra durato poco tempo ma con tanti agguati mortali, e nella lista c’era anche Mosca. Lui che stava cercando di fare da mediatore e interrompere la scia di sangue a Castellammare. A rivelarlo sono i pentiti Luciano Fontana e Ferdinando D’Antuono, è dalle loro dichiarazioni che i giudici nella sentenza ripercorrono la volontà degli scissionisti di eliminare un altro pezzo da novanta dei D’Alessandro. Frasi pesanti dei pentiti che addirittura dopo gli arresti entrarono nelle mire del clan che si adoperò per avvelenare uno di loro in carcere, una missione fallita grazie all’intervento delle guardie penitenziarie e delle forze dell’ordine.