Cronaca

Castellammare - Estorsioni, bombe ai supermercati e minacce ai direttori di banca: i retroscena dell'inchiesta 'Olimpo'

Luigi Di Martino e Liberato Paturzo avevano un enorme potere a Castellammare. Il primo fissava le estorsioni, il secondo minacciava i direttori del Banco di Napoli, amministratori di condomini e imprenditori.

di Gennaro Esposito


«Tre rate da 4mila euro: una a Pasqua, una a Ferragosto e una a Natale». E' la richiesta, anzi l'imposizione, che Luigi Di Martino, alias o' profeta, ha fatto ad Adolfo Greco, imprenditore del latte di Castellammare nel luglio del 2014, pochi mesi dopo l'uscita dal carcere. E' una delle indiscrezioni dell'inchiesta Olimpo che la scorsa settimana impose il carcere a ben 14 persone le quali avrebbero condotto un giro di estorsioni nel comprensorio stabiese dal 2009 al 2015.

Greco per anni fu costretto a versare 10mila euro al clan Cesarano di Ponte Persica, che nelle intercettazioni è definito come «quelli di giù» (facendo riferimento alla zona di attività della cosca stabiese). Ma, dal 2014, le tariffe furono aumentate. Di Martino aveva bisogno di introiti costanti per poter rifornire le famiglie dei tanti affiliati che erano stati arrestati e non poteva aspettare le due rate che l'imprenditore versava annualmente. Quest'ultimo aveva raggiunto un accordo con Nicola Esposito, alias o' mostro: due rate all'anno da 5 mila euro. Ma quei soldi non bastavano e soprattutto ormai Esposito non era più alla guida del clan, essendo stato arrestato. O' profeta, quindi, aumentò il tasso proponendo in primis tre rate da 5 mila euro per poi raggiungere l'accordo a 4mila euro. In totale l'imprenditore versava ai Cesarano 12mila euro l'anno, in tre rate diverse, per volontà di Di Martino. Quest'ultimo, come si legge nell'ordinanza, si recò in prima persona dal Greco (in compagnia di un affiliato del clan) nonostante la sua posizione di assoluto rilievo nello scacchiere criminale stabiese. Il tutto perchè l'imprenditore aveva un ruolo importante che i boss riconoscono solo a determinate persone.

Sarà proprio Di Martino, inoltre, a decidere di piazzare una bomba carta all'esterno di un supermercato di via Pietro Carrese per costringere il proprietario a pagare il pizzo. Il tutto è ricostruito dalle intercettazioni fra lo stesso titolare del market che si sfoga con Adolfo Greco, probabilmente cosciente del fatto che anche lui subiva lo stesso tipo di pressioni. I fatti risalgono al febbraio del 2015 quando il supermercato, aperto da pochissimi giorni, fu colpito da un ordigno che per poco non causava la morte dello stesso titolare che in quel momento si trovava all'esterno dei loc

ali. Il boato venne udito da tutta la città di Castellammare e fin da subito fu chiara la matrice camorristica dell'evento. Solamente dopo tre anni si è scoperta la verità: Di Martino voleva vendicarsi della famiglia proprietaria della catena.

L'operazione Olimpo: Liberato Paturzo. All'interno dell'inchiesta emerge anche un altro inquietante retroscena: le minacce che Liberato Paturzo e Liberato Esposito facevano ai direttori del Banco di Napoli. I due erano clienti della filiale stabiese (in realtà il secondo era formalmente titolare della società) e nel corso dei mesi hanno causato il trasferimento di ben 3 tre direttori nel giro di poco tempo. Il primo a dover fare i conti con la violenza della cosca fu un direttore di Napoli la cui auto fu colpita da un ordigno nel quartiere Fuorigrotta (era il 2013). Quest'ultimo era stato infatti avvisato dal suo predecessore delle attività illecite di un cliente all'interno della sua filiale, lo stesso Paturzo. Per tale motivo era titubante nell'accettazione dell'incarico ma, dopo l'episodio delittuoso, decise di accettare e di non accendere i riflettori sulla vicenda. Nel 2013, tuttavia, al rifiuto del direttore ad una richiesta di fido, Paturzo lo minacciò: «Non sai chi sono io, tu non sei buono. Stai scassando questa filiale».

Al termine del suo mandato, tale direttore informò il suo successore della pericolosità di alcuni dei suoi clienti tanto che il nuovo arrivato nel 2015 convocò Liberato Esposito (amministratore formale della società) al quale manifestò la sua volontà di rifiutare le sue prestazioni. Ma il Paturzo lo minacciò facendolo desistere: «Non sai chi sono io, conosco gente a Castellammare e Napoli e so dove abiti. Io vado direttamente a Via Toledo e vediamo chi rescinde il contratto. Qualcuno dei quartieri (riferimento a quelli Spagnoli, ndr) si interesserà del caso». Ed è così che il direttore fu costretto a dover soccombere alle minacce, il terzo in circa cinque anni. Per tali violenze, per Liberato Paturzo è stata chiesta un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Tre gli episodi estorsivi ricostruiti: oltre a quello della banca, anche ad un condominio di Gragnano per compiere lavori di manutenzione e ad una fabbrica della pasta sempre di Gragnano.


giovedì 13 dicembre 2018 - 12:33 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

 



Gli ultimi articoli di Cronaca