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Castellammare - Elezioni amministrative, fallimento Pd: persi 3mila voti in due anni. Addio ballottaggio

Ed è così che i Dem si leccano le ferite pensando a quello che sarebbe potuto essere ma che non è stato.

di Gennaro Esposito


C'era una volta la Stalingrado del Sud. C'era una volta una città, Castellammare, dove a regnare era la sinistra. Oggi a tenere alta la bandiera è rimasto il solo Tonino Scala con Liberi e Uguali che ha ottenuto un discreto risultato (viste le aspettative) alle ultime comunali. E il Partito Democratico? I Dem vivono forse il periodo più difficile nella città delle acque. Un periodo complicato che parte nel 2013 con l'amministrazione di Nicola Cuomo, continua con Antonio Pannullo e raggiunge l'apice negli ultimi due mesi. A testimoniare questa crisi sono i 3mila voti persi nel giro di due anni: nel 2016 la lista del Pd ottenne quasi 6mila voti, oggi solamente 2800. Salvo il solito Francesco Iovino, sono diversi i candidati (i quali erano 19 e non 24) che non hanno raggiunto neanche le 100 preferenze: numeri che mai erano stati fatti registrare dai Democratici di Castellammare. Era nell'aria: il Pd non poteva ottenere gli stessi consensi del passato e lo si era capito già al momento della consegna della lista avvenuta dopo la lunga notte di scontri tra i Casilliani e gli uomini vicini al segretario Nicola Corrado. Ed è proprio quest'ultimo che dovrà per forza di cose analizzare il voto e capire dove si nascondono le motivazioni del flop. Un indizio? Scegliere come candidato sindaco un esponente di destra, Massimo De Angelis che probabilmente ha allontanato una fetta di elettori di centrosinistra.

Ma il fallimento del Pd viene da lontano. Parte dall'elezione di Nicola Cuomo. La fine di quella amministrazione, sancita da quattro consiglieri De

m, fu un segnale che non fu colto dai membri del partito. Nonostante ciò, si riuscì a limitare i danni due anni fa con Antonio Pannullo, volto seminuovo della politica stabiese. La sua vittoria però fu garantita soprattutto dal civismo: la mega coalizione era praticamente imbattibile. Ma anche qui i problemi furono tanti come testimonia la fine anzitempo dell'amministrazione nel mese di febbraio scorso. Ed è nel terzo grande appuntamento elettorale negli ultimi quattro anni, ovvero le elezioni politiche del 4 marzo 2018, che i Dem hanno dovuto fare i conti con la disaffezione: solamente 3000 preferenze per il partito che confermò i pessimi trend a livello nazionale. Si arriva così al 10 giugno scorso quando Castellammare ha nuovamente espresso la propria preferenza per la prossima amministrazione comunale. Nelle prime ore del mattino di ieri, la grande sorpresa: il candidato sindaco del Pd non arriva neanche al ballottaggio essendo stato battuto dall'ex dirigente Dem Andrea Di Martino. Stupore anche quando sono stati diffusi i dati per liste e per i candidati dove si è notato il numero di elettori in meno. Una sconfitta senza precedenti che ridimensiona il ruolo del partito stabiese chiamato ora più che mai ad una totale rivoluzione. Le divisioni interne che hanno caratterizzato il Pd fino al maggio scorso hanno solamente allontanato gli elettori. Ed è così che i Dem si leccano le ferite pensando a quello che sarebbe potuto essere ma che non è stato. Una sconfitta, cocente, che provocherà probabilmente degli scossoni nella segreteria.

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martedì 12 giugno 2018 - 07:05 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

 



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