Il doppio binario non s'ha da fare. Era stato chiaro il Comune di Castellammare di Stabia in occasione della conferenza di servizi del 19 dicembre 2000, quando il progetto fu discusso con tecnici ed istituzioni per definire la sua fattibilità in merito all'opportunità di raddoppiare i binari della Circumvesuviana fino alla stazione di Castellammare Centro, eliminando poi il passaggio a livello di via Nocera per costruire un sottopasso su via Cosenza. Il Comune di Castellammare in quell'occasione espresse il proprio dissenso nei confronti del prolungamento del doppio binario fino a Castellammare Centro, prendendolo in considerazione soltanto «limitatamente all'insediamento della nuova stazione vicino alla clinica Villa Stabia» e sostenendo che la realizzazione del sottopasso avrebbe costituito «un aggravamento del rione San Marco, oltre a comportare non trascurabili conseguenze di tipo pratico per i manufatti esistenti ai margini del sottopasso di via Cosenza». Ma allora come mai il percorso è andato avanti? Le cronache dell'epoca raccontano di un'inconsueta insistenza del presidente delegato del provveditore, che dichiarò approvato il progetto, in qu
anto «non sembrerebbero evincersi motivi tecnici di diniego relativamente alla realizzazione del sottopasso né soluzioni progettuali alternative concretamente realizzabili». Il progetto presentato proponeva la chiusura di via Grotta San Biagio, l’allargamento senza l’innalzamento dei sottopassi di via Einaudi e via De Nicola e, al contempo, la realizzazione di sottopasso pedonale e viario su via Cosenza, unica arteria viaria capace di consentire il transito nel quartiere Rione San Marco senza limitazione delle caratteristiche dei mezzi. L'opera fu dichiarata fattibile con decreto del provveditorato delle opere pubbliche del 2003, successiva alla delibera di approvazione della giunta regionale nel 2002, durante l'era Bassolino. Passano gli anni e l'amministrazione Vozza nel 2009 annunciò di essere riuscita ad eliminare dal progetto il "sottopasso-trincerone" del San Marco. Un'opera che di colpo riappare nell'ambito del rifinanziamento predisposto nell'aprile 2017 con il programma delle infrastrutture regionali ed è stata anche oggetto di un'animata discussione in Commissione tutela per il paesaggio un mese fa, prima ancora di diventare di pubblico dominio.