Soldi in cambio di un titolo di studio. Questa l'ipotesi di reato attorno alla quale ruota l'inchiesta condotta dalla Procura di Vallo della Lucania: i pm mirano a sviscerare e comprendere la complessa rete attraverso la quale alcune scuole di Castellabate avrebbero rilasciato diplomi senza che i 'maturandi' sostenessero esami o frequentassero lezioni. Il giro d'affari da un milione di euro strutturatosi nel Sud della Campania ripercussioni in tutta la Penisola. Tra gli studenti fittizi, infatti, sarebbero annoverate persone da tutta Italia: dal Friuli, fino al Lazio, passando per Lombardia e Emilia-Romagna. L'epicentro del sistema sarebbe tuttavia da ricercare a Castellammare di Stabia e Pimonte.
Le due città, stando a quanto filtra da ambienti investigativi, potrebbero essere le basi operative dell'intera organizzazione, con i carabinieri della compagnia stabiese che hanno sequestrato nelle ultime ore pagine e pagine di documentazioni dalle case di due professionisti - già docenti di istituti privati - ritenuti dagl
i inquirenti i 'procacciatori' di alunni su tutto il territorio. Non è escluso che tra i faldoni posti sotto chiave possano celarsi i registri contenenti tutti i nomi dei clienti, o magari le cartelle contabili del business. La certezza è che, con le indagini coordinate dai carabinieri della compagnia di Agropoli competenti sul comune di Castellabate, le tracce dell'illecito abbiano condotto fino a Castellammare.
Dalla caserma di via De Gasperi filtra comunque massimo riserbo sulle perquisizioni, ma è praticamente assodato che negli ultimi giorni gli investigatori abbiano bussato a decine di porte nel circondario stabiese, tra Gragnano, Santa Maria la Carità, Sant'Antonio Abate, Agerola e Lettere. Tutto lascia ipotizzare che la scia d'illecito coinvolgesse in qualche modo anche alcune città del Salernitano, con alcune le indagini che nelle prossime ore potrebbero riguardare anche Scafati. Al momento iscritti al registro degli inquisiti della Procura di Vallo della Lucania risultano circa 70 nomi.