Gazebo e dehors per i locali del lungomare, il Tar della Campania accoglie il ricorso di una commerciante stabiese. È stato un cavillo burocratico a negare l'autorizzazione all'installazione del dehor e quindi a determinare il "no" al permesso di occupazione di suolo pubblico. Un cavillo in merito "all'attestazione in caso di eventuali urti contro la struttura", per via di questa carenza gli uffici comunali hanno rigettato la richiesta arrivata dalla titolare del bar di corso Garibaldi "Il Caffè". Una motivazione che però i giudici del tribunale amministrativo di Napoli hanno definitivo nell'ordine "dell'eccesso di potere". Per questo cavillo è arrivato poi l'intervento della polizia municipale con l'ordine di rimuovere il gazebo con sedie e tavolini, così come avvenuto per gli altri locali del lungomare e di corso De Gasperi.
Bisogna ritornare allo scorso mese di febbraio per ripercorrere la vera e propria odissea di Daniela Saraco, titolare de "Il Caffè" e spinta a candidarsi alle elezioni comunali proprio per le vicissitudini vissute dai commercianti in merito alla questione dehors. A febbraio la titolare del bar invia la richiesta al Comune per installare il gazebo all'esterno della sua attività, lo fa seguendo i parametri dettati dal nuovo regolamento comunale che permette l'installazione dei dehors per un periodo prolungato di tempo. Alla sua istanza gli uffici comunali, sulla scorta di un parere della polizia municipale, chiedono una integrazione alla documentazione "con la specifica attestazione di un tecnico abilitato che dovrà certificare che la struttura non sia un pericolo per la sicurezza stradale dei veicoli in caso di urto contro la stessa". Così la titolare del bar richiede l
a consulenza di un architetto che attesta appunto la sicurezza stradale della struttura visto che “non invade la carreggiata stradale, è dotata di dispositivi catarifrangenti per le ore serali e inoltre possiede una polizza assicurativa”. Una integrazione che però non basta al Comune che respinge la richiesta perché “non c’è l’attestazione in caso di urto di un mezzo di trasporto”. Di qui parte il ricorso accolto dal Tar che ha giudicato “l’irragionevolezza della richiesta di integrazione” in quanto già nella perizia dell’architetto era stata attestato il fatto che il gazebo non andasse ad intralciare la carreggiata usata dalle macchine. Poi i giudici della settima sezione del Tar aggiungono che la perizia e l'interpretazione del tecnico incaricato è corretta "non potendosi esigere che non vi sia pericolo laddove sia una automobile a urtare contro la struttura". Così il Comune si è visto annullare il provvedimento ed è stato condannato a pagare le spese processuali per 1500 euro.
Ora la palla passa all'ente che potrà fare ricorso contro la sentenza oppure rivedere la pratica. “I pasticci del centrosinistra e le cambiali elettorali di qualche consigliere – ha commentato Gaetano Cimmino candidato del centrodestra - hanno causato ritardi e confusione in merito ad un regolamento che l'opposizione di centrodestra ha approvato per buonsenso, pur palesando forti dubbi sui criteri di applicazione. Sarà mia premura attivarmi immediatamente per fare chiarezza sul regolamento per l'occupazione del suolo pubblico e renderlo esecutivo, salvando l'estate dei commercianti e, con essa, centinaia di posti di lavoro”.