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Castellammare - Crollo al centro antico, «è il momento di unirsi. il PUC occasione unica»

L'assessore Fulvio Calì: «Oggi il partenariato tra pubblico e privato è l'elemento sul quale si fonda la nascita e la ricrescita di un territorio».

di Rita La Monica


Qualche giorno fa il crollo di una palazzina a Santa Caterina, in pieno centro antico, ha gettato alcuni cittadini nello sconforto e nella paura che possa crollare anche la loro abitazione adiacente al palazzo in questione. Gli agenti atmosferici, l'abbandono e le forti piogge hanno causato l'ennesimo cedimento di un palazzo che venne giù col terremoto del 1980. Da allora le cose non sono cambiate, quarant'anni di immobilismo politico, amministrativo, sociale e privato hanno fatto sì che in molti luoghi le cose restassero immutate da quel disastro, come se i soccorsi non fossero mai arrivati. In tutti questi anni luoghi come Santa Caterina non hanno avuto la forza di ricostruire e mettere letteralmente una pietra sopra quel terribile accaduto. Il dopo-sisma è stato un periodo pieno di scandali, prolifico solo per i furbetti che ne fecero profitti personali. Così, a distanza di anni il Centro storico di Castellammare di Stabia deve ancora fare i conti con le macerie del '80 che, lasciate abbandonate a sé stesse, di tanto in tanto crollano. Non è la prima volta che accade in tempi recenti, infatti qualche anno fa diventò virale il video proprio di StabiaChannel che intervistò gli abitanti della zona che avevano assistito al crollo di un'ala di una palazzina. Oggi, a seguito dell'ultimo cedimento, si infiamma la polemica e l'opinione pubblica punta il dito contro la politica. A parlare riguardo l'argomento, ai nostri microfoni, è l'Assessore all'Urbanistica e la progettazione europea Fulvio Calì.

Assessore già dall'anno scorso ha invitato i cittadini a richiedere il Sisma Bonus ma a Castellammare solo tre famiglie lo hanno richiesto. Quali sono secondo lei le ragioni di questa debacle?

Le motivazioni risiedono nel fatto che gran parte dei fabbricati del Centro antico non hanno un amministratore o un delegato che possa farsi carico di tutte le attività che sono connesse con l'espletamento della documentazione necessaria per il Sisma bonus. Io in verità avevo lanciato una proposta ma posso esercitare la mia professione solo dal punto di vista del profilo amministrativo. Avremmo anche potuto costituire un ufficio ad hoc ma solo per quanto riguarda la parte amministrativa. Poi, chiaramente per quanto attiene la parte tecnica e la parte dell'esecuzione delle opere queste sono cose che fanno parte di interventi di natura privatistica e il Comune di questo non può farsene assolutamente carico. Questo era lo spirito con cui in passato ho tanto parlato del Sisma bonus, poi vedo che non è stato ben recepito questo messaggio. Forse anche per un demerito nostro, magari lo avremmo dovuto pubblicizzare di più, però io guardo il lato puramente tecnico della faccenda essendo un tecnico e non voglio invadere il campo della politica. Poi c'è un altro motivo sostanziale che ha influito. Le proprietà all'interno del Centro antico sono estremamente frazionate. Quindi, anche per gli immobili che sono il locazione da parte della proprietà non c'è un fattivo interesse del recupero, noi possiamo intervenire per quanto riguarda la parti infrastrutturali, gli spazi pubblici. Per questo abbiamo già varato all'interno del PUC, piano urbanistico comunale, una pianificazione per tutti gli immobili che avevano o non avevano a che fare con il nesso di casualità dell'evento sismico, abbiamo individuato un'area per farli delocalizzare. Sono oltre una trentina questi immobili. L'abbiamo fatto perchè con l'esistenza anche di normative più restrittive dal punto di vista ambientale, dal punto di vista idrogeologico non è possibile farli edificare in zona. Quindi, questi immobili che non possono essere edificati lì verranno edificati in altra parte e potrebbero beneficiare di incrementi volumetrici dettati dalla norme regionali. È un tentativo anche questo ma oltre questi aspetti non possiamo andare. Io vorrei far capire alle persone che l'intervento diretto dell'amministrazione su immobili di proprietà privata non è assolutamente possibile. È possibile sulle parti pubbliche ma non oltre. Del resto, un altro grande fallimento è stata anche la legge n.219 del terremoto, laddove c'era un contributo che questi potevano acquisire gli accolli di spesa non li volevano mai pagare. E quindi anche questo è stato un processo che non ha funzionato, non ha raggiunto gli obiettivi. Ecco perchè c'è un patrimonio fatiscente e degradato.

C'è qualche altra azione nel PUC per il Centro storico?

Ripeto, l'intervento del privato è purtroppo un qualcosa senza il quale non si può operare. Noi possiamo dare quel supporto nel far aumentare di valore quell'immobile realizzando infrastrutture di interesse comune. Faccio un esempio; sull'area del fabbricato in questione, dove non è possibile edificare, si possono realizzare strutture di interesse comune. Cioè puoi   realizzare una piazza, un arredo urbano, si può migliorare l'aspetto della pubblica illuminazione. Del resto poi, noi quando abbiamo beneficiato dei fondi per i programmi delle città sostenibili la prima cosa alla quale io ho pensato è stato proprio il Centro storico. Cioè creare un polo di riferimento che potesse essere l'elemento attrattore dell'intero quartiere. Ecco perchè è nata l'idea di andare a riqualificare e a restaurare l'immobile dell'ex Palazzo Pace. Quindi, per ogni quartiere noi avevamo individuato un polo attrattivo e quello del Centro storico era Palazzo Pace. Per il San Marco avevamo individuato Villa Gabola, per la zona collinare il Viale Ippocastani oltre alla bonificazione di Palazzo reale dell'ex Reggia di Quisisana. C'è stata una programmazione che voleva il suo tempo, che aveva una visione d'insieme, una sua continuità. Però io mi rendo conto che la gente guarda più al risultato finale, alla quotidianità. Ma questi sono processi che si innescano oggi per vedere poi il risultato e la cantierazione nel corso degli anni. Mettiamo per un attimo da parte i problemi che ci sono all'interno di un'amministrazione comunale , c'è da aspettare anche per i tempi per ero

gare i contributi. Quindi, il processo molto ben ampio e articolato non è così banalizzato. Diciamo pure: il Centro storico cade a pezzi l'amministrazione che fa?. Eh! Si banalizza, però io mi rendo conto che la gente vuole vedere il risultato. Vorrei ricordare che noi da quando ci siamo insediati abbiamo recuperato i fondi strutturali che erano persi. Perchè nel 2018 non è stato redatto neanche il documento strategico. A dicembre del 2019 siamo riusciti a sottoscrivere con la Regione Campania l'accordo di programma da 12 milioni di euro per il finanziamento delle città sostenibili. In tutto questo processo noi ci siamo attivati per recuperare il tempo che purtroppo in passato si è perso, e questo lo dico a malincuore e senza polemiche perchè mi rendo conto che amministrare un paese è estremamente difficile. Però in un momento in cui si doveva fare più unione ed essere pronti a questo piano di recupero, non siamo uniti. Questa è un'occasione unica, non capiterà più. Inveire in questo momento contro l'amministrazione è un po' senza senso. Questo è il momento di unirsi non di dividerci. Questa è la mia visione. Le polemiche non giovano mai a nessuno. Facciamo anche polemica ma a pagarne le conseguenze è la città.

Assessore, per la prima volta si parla di città sostenibile. Quali sono i progetti pensati per Castellammare?

Innanzitutto sostenibile non riguarda solo l'ambiente. Nel sistema della città sostenibile rientrano tutti i processi e i programmi di riqualificazione. Dalla mobilità, dalla realizzazione degli interventi edilizi e di architettura, i trasporti... È chiaro che oggi si progetta secondo i sistemi europei. Oggi si progetta in PIN, cioè bisogna essere chiari, precisi, maniacali. Si progetta secondo l'ottica europea se si vogliono i fondi europei. Altrimenti siamo fuori. Oggi però purtroppo sono pochi i professionisti che si sono attrezzati per progettare con questi sistemi. E questo è un grave danno per le realtà locali. Alla fine o stai al passo o si resta indietro. Io non dico di stare avanti ma perlomeno al passo altrimenti se ne pagano le conseguenze. Sono quarant'anni che a Castellammare non si parla più di urbanistica, l'ultimo piano regolatore l'abbiamo avuto nel 1981. Ma ci rendiamo conto? Come cresce una città senza una programmazione adeguata? Si è andato avanti sempre sottoforma di urbanistica eccezionale. Una volta il terremoto, una volta i programmi integrali, una volta le alluvioni... Cioè sono intervanti che non aiutano una crescita omogenea e ordinata del territorio. Bisognerebbe avere una programmazione che possa recepire quelle che sono le esigenze e deve essere in grado di trasformare i punti di opportunità in punti di forza di quelle che sono le debolezze del territorio. Questo lo si fa anche dialogando con le persone. Perchè il dialogo è una forma di concertazione che serve per fare urbanistica. Se restiamo ancorati ai vecchi processi e alle vecchie dinamiche il territorio non crescerà mai. Oggi il partenariato tra pubblico e privato è l'elemento sul quale si fonda la nascita e la ricrescita di un territorio. Alcune attività le devono fare i privati, se noi vogliamo avere la pretesa anche di entrare nelle fasi di gestione, nei piani industriali degli operatori ma siamo fuori dalla realtà. Ma così per il discorso Terme, del Solaro e di Marina di Stabia. 

Si può dire dunque che l'assenza della pianificazione urbanistica, l'abbandono dell'argomento in questi anni ha incentivato l'abusivismo?

Ma è una ovvia conseguenza questa. Quando mancano le regole e si ci affida soltanto a normative sporadiche che riportano tutto a derogare ma è normale che cresce l'abusivismo. Perchè non si ha una visione d'insieme del territorio. Ma poi soprattutto un'altra cosa, l'altro elemento che penalizza la crescita di un territorio sono i tempi biblici che intercorrono dalla presentazione di un progetto fino alla sua attuazione. Al momento che si va alla cantierizzazione di quel progetto si può dire che il progetto è quasi superato. Porto un esempio tipico, Marina di Stabia. Ma è mai possibile che da un primo contratto del 1998 si deve giungere al 2021/2022 per attuare l'opera a terra di Marina di Stabia? In questo lasso di tempo le dinamiche e i processi cambiano, cambiano pure le esigenze. Fuori dalla realtà! Certo ci sono i vincoli sul territorio ma anche i vincoli vanno adeguati ai mutamenti e alle esigenze del territorio sui quali gravano. Questo fatto qui è uno dei fatti che genera un certo tipo di abusivismo. Io non è che giustifico l'abusivismo, no assolutamente. Ma non giustifico nemmeno questi ritardi e questi mille legacci della burocrazia che inceppano un territorio. Io non punto mai l'indice contro nessuno però questi sono dati oggettivi.


Quella palazzina che è crollata è un palazzo già demolito. Quelli che ci sono, sono i resti di una demolizione che era stata già avviata. Lì sono due gli immobili, uno è Vico secondo Santa Caterina 17 e l'altro è l'immobile Via Santa Caterina n. 23 che è adiacente al primo. Questo immobile come ha detto il tecnico, perchè noi abbiamo nominato un progettista esterno che ha fatto il progetto della demolizione, ha rivelato che purtroppo lì ci sono ancora dei solai in legno e sono emerse delle precarietà statiche ma dovute anche al fatto che alcuni hanno tagliato arbitrariamente dei pezzi e hanno alterato la statica dell'edificio. E chiaramente quando si interviene così si va a indebolire la struttura dell'edificio. Poi hanno fatto delle sopraelevazioni, chiaramente questo non è che giova alla vita dell'immobile. Già di per sé ha una precarietà per carenza di interventi manutentivi poi oltre questo si va ad aggravare con interventi come questi, sicuramente non è che l'edificio ne ha beneficiato. Mentre, Vico Secondo Santa Caterina è uno di quegli immobili che verrà delocalizzato in altra area.

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mercoledì 15 dicembre 2021 - 08:52 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

 



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