Cronaca

Castellammare - Crac Multiservizi e scandalo consulenze: nuova operazione dei finanzieri

Due professionisti nel mirino della procura di Torre Annunziata. Consulenze e fatture false, queste le accuse.


Quello che è venuto fuori dalle indagini sul crac della società partecipata dal comune di Castellammare di Stabia è “un programma ab origine finalizzato alla spartizione del denaro della Multiservizi”. Ne sono convinti gli inquirenti, anche in considerazione degli ultimi risvolti che hanno visto questa mattina l’esecuzione – da parte dei militari della Compagnia della Guardia di Finanza di Castellammare di Stabia - di due ordinanze emesse dall'ufficio G.I.P. del Tribunale Oplontino nei confronti di Vallario Marco e Addenzio Giancarlo, destinatari, il primo, della misura cautelare dell'obbligo di dimora nel comune di Napoli e della sospensione dall'esercizio della professione di commercialista per mesi 8. Mentre il secondo della misura interdittiva della sospensione, per mesi 8, dall'esercizio del professione di avvocato.
Indagati a piede libero, in concorso con gli stessi, anche Baldassarre Monica e Rossi Franco, nei confronti dei quali il GIP, ferma la gravità indiziaria, ha ritenuto cessate le esigenze cautelari - su conforme istanza della Procura - che ha revocato la richiesta di arresto determinatasi in seguito al loro atteggiamento collaborativo.
Nelle indagini è coinvolto anche Francesco De Vita, coordinatore della cabina di regia del comune di Castellammare di Stabia durante l’amministrazione guidata dal sindaco Luigi Bobbio.
Risulta anche indagato Cajati Massimo, all'epoca dei fatti vice-direttore generale della partecipata comunale: a favore di quest'ultimo, la Baldassarre e il Rossi, avrebbero distratto consistenti somme per "rimborso spese".
Per il Vallario, l'accusa riguarda “consulenze fasulle e mai effettuate”, giustificate con “false fatturazioni e false scritturazioni contabili”. Secondo la Procura di Torre Annunziata, quest’ultimo avrebbe percepito oltre 80.000 euro, simulando un incarico di consulenza "per la redazione di un piano finanziario finalizzato all'ottenimento di un mutuo" — operazione ritenuta inesistente. “Non è stato rinvenuto un atto di conferimento o di formale incarico, né vi è traccia dell'attività da egli compiuta&

rdquo; afferma la Procura Oplontina.
Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata e delegate ai finanzieri della Compagnia di Castellammare di Stabia, rappresentano gli ulteriori sviluppi della vicenda che, nel gennaio di quest'anno, aveva portato agli arresti dei vertici aziendali e di alcuni consulenti.
Secondo i magistrati, la società, attraverso un collaudato sistema di incarichi fittizi, in molti casi doppiati e triplicati, come nel caso del commercialista Vallario e dell'avv. Addezio, veniva completamente impoverita.
Inoltre, analizzando le fatture emesse da Addezio e da De Vita, è emerso che lese stesse riportavano indicazioni identiche. In altri termini i due inserivano le stesse cause, anche ripetute più volte, ma in fatturazioni diverse con date diverse.
La Multiservizi, che non pagava i debiti verso l'Erario e che presentava una fortissima esposizione debitoria verso i fornitori, eseguiva i pagamenti, così come richiesti, all'avv. Addezio “nella consapevolezza dello stato di decozione e per importi non certo in linea con lo stato di illiquidità e di crisi in cui versava la società” dicono i magistrati.
Il tutto eseguito “nonostante i dirigenti comunali avessero più volte sollecitato i vertici societari al rispetto della normativa che poneva divieti, limitazioni e vincoli ad assunzioni, incarichi, consulenze e affidamenti di appalti, servizi e forniture, chiedendo altresì una serie di atti che non venivano resi”.
Secondo la Procura di Torre Annunziata, inoltre, le risultanze delle verifiche disposte hanno consentito di accertare che, dall'ottobre 2010 all'ottobre 2013, è stata posta in atto, dai vertici societari, un sistematica e preordinata azione di annientamento della partecipata, cagionando il collasso della Multiservizi. Il pesante compendio indiziario raccolto porta a ritenere che le condotte tenute dagli indagati non siano frutto di occasionali accordi delittuosi ma di un programma ab origine finalizzato alla spartizione del denaro della Multiservizi”.
 


venerdì 16 ottobre 2015 - 14:52 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

 



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