Cronaca

Castellammare - Coronavirus, quando in città esisteva la 'tessera alimentare'

Mezzo mondo in lotta con una marea di pericolosi virus.

di Antonio Ziino


Rimaniamo in casa. Ma accertiamoci che nelle famiglie, soprattutto con bimbi, non venga a mancare almeno l’indispensabile Poi, non lavorando (almeno per quelli con reddito fisso, medio basso, perché per gli altri è ancora peggio),  si renderebbe indispensabile un taglio delle bollette di luce, acqua e gas. Necessario anche controllare i prezzi di vendita al minuto. Certo rimanere in casa è utile, immaginiamo anche famiglie in poche stanze, con donne, bambini, uomini abituati a stare fuori casa. Il rischio concreto è che si creino nuove fragilità che possono trasformarsi in marginalità, allargando la platea di coloro che sono esclusi dal sistema non  solo economico ma anche educativo e sociale. Chi non può permettersi di pagare il fitto, per esempio, è altamente probabile che non possa permettersi di mandare i figli a scuola innescando una catena e un pregiudizio per il futuro. Nasce spontanea la richiesta alle autorità preposte alla sicurezza pubblica, ai servizi sociali, alla protezione civile, alle opere preposte all’assistenza pubblica, alla protezione civile, alla caritas.

Scrivo qualche parola in più perché, da ragazzino,  molto piccolo, ho già visto durante la guerra queste scene di desolante sconforto. Allora, come ora, le strade  erano squallidamente deserte, i negozi chiusi, anche perché non avevano  nulla da vendere, si usciva poco per non  rischiare di essere coinvolto in sparatorie militarie o fare incontri con  persone di malaffare (abitavo in Via Brin, nei pressi del cantiere navale (sito sensibilissimo per azioni  di guerra).

I cittadini, pertanto, dovevano fare ricorso al mercato nero per approvvigionarsi di un po’ di vitto.

Esisteva la “tessera alimentare”,  con la quale, anche io, facendo sempre la “fila”, perché mi buttavano sempre indietro, mi recavo in Via S. Caterina con la mia tessera e don Enrico Acanfora, così si chiamava il panettiere, staccava il numero dalla tessera e mi consegnava due pagnottelle.

Sarebbe quasi superfluo dirlo, nel dopo guerra fiorirono numerosi stabiesi  che si specializzarono nell’acquisto a Pugliano di “balle”  di “pezze americane” contenenti vestiti e ogni   altro capo di abbigliamento.

Ma non è tutto. Presso questi signori specializzati nel contrabbando era anche possibile trovare un po’  di  tutto, sigarette. pasta, pane, scatolame, pezzi di automobili e camion furtivamente smontati e poi venduti, scarpe, e cento altri prodotti, chi non aveva soldi, barattava con oggettini di oro o argento o altri oggetti ricordi di famiglia.

Queste persone  certamente si arricchirono  e aprirono poi  botteghe e negozi di abbigliamento, anche di un certo lusso (fino a pochi anni fa, ne individuavo ancora una decina).

Occupiamoci, ora,  mentre è in atto una pulizia epocale, promossa dal governo, con solerzia, competenza e  con risultati che lasciano sperare a benevoli risultati. (certo è facile anche muovere critiche) Occupiamoci, ora,  del nostro grande nemico: il virus.

La cosiddetta pandemia di COVID-19 del 2020 in Italia, è stato detto,  ha avuto le sue manifestazioni epidemiche iniziali il 30 gennaio, quando due turisti provenienti dalla Cina sono risultati positivi per il virus SARS-CoV-2 a Roma. Un focolaio di infezioni di COVID-19 è stato successivamente rilevato a partire da 16 casi confermati in Lombardia il 21 febbraio, aumentati a 60 il giorno successivo  con i primi decessi segnalati negli stessi giorni. 

Alla data del 27 marzo 2020 sono stati registrati 86 498 casi positivi di coronavirus, tra cui 10 950 persone guarite e 9 134 persone decedute, e sono stati effettuati 394 079 tamponi per il virus,[2]rendendo l'Italia il secondo paese al mondo per numero di casi attivi e per numero di casi totali, dopo gli Stati Uniti, e il primo al mondo per numero di decessi.

A marzo 2020, l'Italia risulta essere colpita più duramente che qualsiasi altro paese in Europa dalla pandemia della COVID-19. L'Italia è stata il primo dei soli due paesi in Europa a sospendere tutti i voli diretti da e verso la Cina, trattando l'epidemia con una delle misure più drastiche nell'UE.

Tra le prime misure di contenimento dell'infezione c'è stata la messa in quarantena di 11 comuni dell'Italia settentrionale (in Lombardia e in Veneto). Il 23 febbraio il Consiglio dei ministri emana il decreto-legge n. 6, che sancisce la chiusura totale dei comuni con focolai attivi e la sospensione di manifestazioni ed eventi sugli stessi comuni; nei giorni successivi il premier Conte emana una serie di decreti attuativi (DPCM) in cui le misure di restrizione si fanno progressivamente più ferree ed estese via via all'intero territorio nazionale: DPCM del 25 febbraio, del 1° marzo, del 4 marzo, dell'8 marzo, delľ11 marzo, del 22 marzo 2020.

L’Italia e una buona parte del mondo, non sono  nuove a disastri epidemiologi che, a volte,  hanno sconvolto e decimato intere popolazioni. Per completezza di informazione, si aggiungono precedenti situazioni sanitarie:

globalmente, ogni anno, il virus influenzale colpisce tra il 5 e il 15% della popolazione adulta (vale a dire da 350 milioni a 1 miliardo di persone), un’incidenza che sale al 20-30% nei bambini.

Tra i 3 e i 5 milioni di casi di influenza riportati annualmente evolvono in complicanze che causano il decesso in circa il 10% dei casi (vale a dire da 250 a 500 mila persone), soprattutto tra i gruppi di popolazione a rischio (bambini sotto i 5 anni, anziani e persone affette da malattie croniche).

Le tragedie sanitarie nelle epoche passate che hanno lasciato un ricordo, sono, tra  le più devastanti:

La maggior parte delle pandemie risponde al nome di zoonosi, ovvero originata dalla convivenza degli esseri umani con animali da allevamento; due esempi tipici sono l'influenza e la tubercolosi. Fra le pandemie più catastrofiche si possono annoverare:

Febbre tifoide durante la guerra del Peloponneso, 430 a.C. La febbre tifoide uccise un quarto delle truppe di Atene ed un quarto della popolazione, nel giro di quattro anni. Questa malattia fiaccò la resistenza di Atene, ma la grande virulenza della malattia ha impedito un'ulteriore espansione, in quanto uccideva i suoi ospiti così velocemente da impedire la dispersione del bacillo. La causa esatta di questa epidemia non fu mai conosciuta. Nel gennaio 2006 alcuni ricercatori della Università di Atene hanno ritrovato, nei denti provenienti da una fossa comune sotto la città, presenza di tracce del batterio. Peste antonina, 165-180. Un'epidemia presumibilmente di vaiolo, portata dalle truppe di ritorno dalle province del Vicino Oriente, uccise cinque milioni di persone. Fra il 251 e il 266 si ebbe il picco di una seconda pandemia dello stesso virus; pare che a Roma in quel periodo morissero 5.000 persone al giorno.

Morbo di Giustiniano, a partire dal 541; fu la prima pandemia nota di peste bubbonica. Partendo dall'Egitto giunse fino a Costantinopoli; secondo lo storico bizantino Procopio, morì quasi la metà degli abitanti della città, a un ritmo di 10.000 vittime al giorno. La pandemia si estese nei territori circostanti, uccidendo complessivamente un quarto degli abitanti delle regioni del Mar Mediterraneo orientale.

La Peste nera, a partire dal 1

300; ottocento anni dopo la strage di Costantinopoli, la peste bubbonica fece il suo ritorno dall'Asia in Europa. Raggiunse l'Europa occidentale nel 1348, fu causata dall'assedio tartaro alla colonia genovese di Caffa (l'odierna Feodosia) nel 1346 e, successivamente, portata in Sicilia dai mercanti italiani provenienti dalla Crimea, diffondendosi in tutta Europa e uccidendo venti milioni di persone in sei anni (un terzo della popolazione totale del continente).

Il tifo, chiamato anche "febbre da accampamento" o "febbre navale" perché tendeva a diffondersi con maggiore rapidità in situazioni di guerra o in ambienti come navi e prigioni. Emerso già ai tempi delle Crociate, colpì per la prima volta l'Europa nel 1489, in Spagna. Durante i combattimenti a Granada, gli eserciti cristiani persero 3.000 uomini in battaglia e 20.000 per l'epidemia. Sempre per via del tifo, nel 1528 i francesi persero 18.000 uomini in Italia; altre 30.000 persone caddero nel 1542 durante i combattimenti nei Balcani. La grande armée di Napoleone fu decimata dal tifo in Russia nel 1811. Il tifo fu anche la causa di morte per moltissimi reclusi dei campi di concentramento nazisti durante la Seconda guerra mondiale.

Pandemie di colera:

1816-1826: precedentemente confinata all'India, la malattia si diffuse dal Bengala fino alla Cina e al Mar Caspio;

1829-1851: toccò l'Europa (Londra nel 1832), Canada, e Stati Uniti (costa del Pacifico);

1852-1860: principalmente diffusa in Russia, fece più di un milione di morti;

1863-1875: diffusa principalmente in Europa e Africa;

1899-1923: ebbe poco effetto sull'Europa grazie anche ai progressi nella salute pubblica; la Russia ne fu di nuovo colpita duramente;

1960-1966: l'epidemia chiamata El Tor colpì l'Indonesia, raggiunse il Bangladesh nel 1963, l'India nel 1964, e l'Unione Sovietica nel 1966.

L'influenza spagnola (nonostante la parola l’epidemia non si diffuse in Spagna la negli Usa). 1918-1919. Iniziò nell'agosto del 1918 in tre diversi luoghi: Brest, in Francia; Boston, nel Massachusetts; e Freetown in Sierra Leone. Si trattava di un ceppo di influenza particolarmente violenta e letale. La malattia si diffuse in tutto il mondo, uccidendo 25 milioni di persone (secondo le autorità in 6 mesi (circa 17 milioni in India, 500.000 negli Stati Uniti e 200.000 nel Regno Unito). Sparì dopo 18 mesi. Il ceppo esatto non fu mai determinato con precisione.[senza fonte]

L'influenza asiatica, 1957-1958. Rilevata per la prima volta in Cina nel febbraio del 1957, raggiunse gli Stati Uniti nel giugno dello stesso anno, facendo circa 70.000 morti. Il ceppo era lo H2N2.

L'influenza di Hong Kong, 1968-1969. Il ceppo H3N2, emerso a Hong Kong nel 1968, raggiunse nello stesso anno gli Stati Uniti e fece 34000 vittime. Un virus H3N2 è ancora oggi in circolazione.

L'epidemia di HIV/AIDS, dal 1981. Si propagò in maniera esponenziale in tutti i paesi del mondo, uccidendo circa tre milioni di persone (stime UNAIDS). Dal 1996 una terapia farmacologica blocca il decorso della sindrome immunodepressiva (per lo meno in quei paesi in cui i malati possono accedere ai farmaci), ma non elimina il virus dai corpi degli individui; sebbene la malattia sia oggi cronicizzabile e raramente letale (nel mondo sviluppato), ne continua il contagio, legato a fattori comportamentali.

La SARS, epidemia tra il 2002 e il 2004. Non una vera e propria pandemia anche se il virus, proveniente dalla Cina, si diffuse a Hong Kong e di lì fino a Taipei, Singapore, Toronto e molte altre nazioni.

L'influenza A H1N1, pandemia tra il 2009 e agosto 2010, denominata originariamente "influenza suina" perché trasmessa da questo animale all'uomo. Il suo focolaio iniziale ha avuto origine in Messico, estendendosi poi in soli 2 mesi a quasi 80 paesi. In Europa e paesi limitrofi, al 31-08-2009 i casi accertati erano 46.016 e le morti accertate 104. Nel resto del mondo i casi di morte accertati furono 2.910[13]. Nel mese di agosto 2010 l'OMS ha dichiarato chiusa la fase pandemica. Attualmente il virus H1N1 si comporta similmente ad altri virus stagionali (cosiddetta fase post-pandemica)[14].

La pandemia di COVID-19 del 2019-2020, è una pandemia della malattia respiratoria COVID-19 (o comunemente chiamata "coronavirus") causata dal coronavirus SARS-CoV-2[15], proveniente da Wuhan (Cina) e diffusasi rapidamente in tutto il resto del mondo nel 2020. L'11 marzo 2020, è diventata la prima epidemia ad essere dichiarata pandemia dall'OMS dopo la pubblicazione delle linee guida del 2009.

L'incontro fra gli esploratori europei e le popolazioni indigene di altre zone del mondo spesso fu causa di epidemie e pandemie violentissime. Il vaiolo uccise metà della popolazione di Hispaniola nel 1518, e seminò il terrore in Messico intorno al 1520, uccidendo 150.000 persone (incluso l'imperatore) solo a Tenochtitlán; lo stesso morbo colpì violentemente il Perù nel decennio successivo. Il morbillo fece altri due milioni di vittime tra i nativi messicani nel XVII secolo. Ancora fra il 1848 e il 1849, circa un terzo della popolazione nativa delle isole Hawaii morì di morbillo, pertosse e influenza.

Moltissime sono anche le epidemie di cui restano testimonianze storiche ma delle quali è impossibile identificare l'eziologia. Un esempio particolarmente impressionante è quello della cosiddetta malattia del sudore che colpì l'Inghilterra nel XVI secolo; più temibile della stessa peste bubbonica, questa malattia aveva un decorso esiziale rapidissimo.

Gli effetti del virus influenzale non sono uguali nel mondo. Nei Paesi industrializzati l’influenza si rivela fatale soprattutto tra le persone di età superiore ai 65 anni. L’impatto nei Paesi in via di sviluppo non è noto con certezza, tuttavia si stima che l’influenza causi un’elevata percentuale di decessi tra i bambini e gli anziani

Nel mondo ogni anno fino a 650mila persone muoiono per problemi respiratori legati ai virus dell'influenza. Lo afferma una stima dell'Oms e del Cdc americano pubblicata dalla rivista Lancet. L'analisi ha trovato una 'forchetta' tra 290mila e 650mila morti, che rappresenta un aumento rispetto ai 250-500mila dell'ultimo calcolo effettuato dall'organizzazione dieci anni fa. Il numero è stato ricavato dai dati di un gran numero di paesi, inclusi quelli a basso e medio reddito, ed esclude le morti per cause non respiratorie.

Nel mondo ogni anno fino a 650mila persone muoiono per problemi respiratori legati ai virus dell'influenza. Lo afferma una stima dell'Oms e del Cdc americano pubblicata dalla rivista Lancet. L'analisi ha trovato una 'forchetta' tra 290mila e 650mila morti, che rappresenta un aumento rispetto ai 250-500mila dell'ultimo calcolo effettuato dall'organizzazione dieci anni fa. Il numero è stato ricavato dai dati di un gran numero di paesi, inclusi quelli a basso e medio reddito, ed esclude le morti per cause non respiratorie.

Gli effetti del virus influenzale non sono uguali nel mondo. Nei Paesi industrializzati l’influenza si rivela fatale soprattutto tra le persone di età superiore ai 65 anni. L’impatto nei Paesi in via di sviluppo non è noto con certezza, tuttavia si stima che l’influenza, sottolineano le autorità, causi un’elevata percentuale di decessi tra i bambini.

In chiusura, ricordiamo qual è la situazione al 31 marzo 2020:

quasi 3000 morti negli Usa, 160 mila i positivi. In Italia, stessa data sono 77mila e 635 i positivi, 12428, 15727 sono i guariti.


mercoledì 1 aprile 2020 - 11:48 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

 



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