Il volto del centro cittadino cambia, e non sempre in meglio. Corso Vittorio Emanuele, un tempo cuore pulsante dello shopping cittadino, oggi mostra sempre più spesso saracinesche abbassate, vetrine vuote e insegne rimosse. L’ultima notizia che preoccupa residenti e commercianti è la possibile chiusura di un’attività storica situata proprio lungo il corso principale: il Light Break, un simbolo di come anche le realtà più radicate fatichino a resistere.
Il fenomeno non è nuovo e si inserisce in una crisi commerciale più ampia che da anni investe il tessuto urbano stabiese. A complicare le cose, l’arrivo dell’e-commerce ha completamente trasformato le abitudini dei consumatori, portando sempre più persone a preferire gli acquisti online rispetto alle tradizionali passeggiate per negozi. Una rivoluzione silenziosa, ma inarrestabile, che ha ridotto in modo significativo i margini di guadagno per i piccoli esercenti locali.
Poi è arrivata la pandemia da Covid-19, che ha dato il colpo di grazia a molte attività già in difficoltà. I mesi di chiusura forzata, la riduzione dei flussi turistici, la prudenza nei consumi: tutto ha contribuito a mettere in ginocchio il commercio. E se pure la fase emergenziale è alle spalle, le sue conseguenze continuano a pesare, con una crisi economica post-pandemica che si traduce in minore capacit&agra
ve; di spesa da parte delle famiglie.
Ma non è finita qui. A influenzare lo scenario economico ci sono anche fattori geopolitici. Negli Stati Uniti, la recentissima entrata in vigore dei dazi commerciali voluti dal presidente Donald Trump rischia di penalizzare ulteriormente le esportazioni italiane, colpendo indirettamente anche quei territori - come Castellammare - che si inseriscono in filiere produttive legate all’agroalimentare, all’artigianato e ad altri settori destinati all’estero. Un’ulteriore variabile d’incertezza che si somma a un quadro già fragile.
Il risultato è un tessuto commerciale che si sfalda. Non solo nelle periferie o nelle zone meno centrali, ma anche nel cuore della città, dove un tempo si faticava a trovare un locale libero. Oggi, i cartelli “affittasi” o “vendesi” si moltiplicano, mentre molti negozi provano a reinventarsi, puntando su eventi, vendite promozionali o esperienze in store per attrarre i clienti.
La crisi, però, è profonda e strutturale. E impone una riflessione seria su come rigenerare il centro urbano, valorizzare le attività locali, migliorare l’accessibilità e offrire nuovi motivi per riportare la gente nelle strade dello shopping. Perché ogni saracinesca abbassata non è solo un’attività che scompare, ma un pezzo di città che perde vita.