Il sogno della città turistica sbatte contro la cruda realtà. Non c’è pace per Castellammare, martoriata dalla scia di violenza e di sangue che spegne l’illusione di realizzare quel cambio di passo tanto atteso da almeno tre decenni. Quel proiettile conficcato nella gamba di Clementina, per errore, è una ferita visibile sul corpo della 23enne, ritrovatasi nel punto sbagliato nel momento sbagliato. Un destino infausto, che suona quasi come un sollievo nel pensare che, poco più su, quel colpo di pistola avrebbe potuto anche privarla della vita. Ma è una ferita mortale per una città che si ritrova nuovamente al centro dell’attenzione per la sequenza di violenza che non va mai via. Cosa ne sarà ora del turismo tanto atteso? E della svolta di un territorio dilaniato dalla criminalità? C’è chi invoca la svolta culturale, chi pretende una maggiore presenza di forze dell’ordine, chi vuole militarizzare la città. Ma quanto tempo ci vorrà davvero per voltare pagina? Una generazione intera, quella dei ventenni di oggi, è già in gran parte compromessa nei quartieri a rischio. Ed anche quella futura rischia di esserlo, mentre le istituzioni si organizzano e il lavoro latita, con le grandi aziende ormai chiuse e la solita diatriba della vocazione di una città che ancora oggi non è né carne né pesce, sospesa nel limbo tra la tradizione industriale ormai smarrita e lo slancio turistico che fa fatica a prendere quota. Ed anche la stagione della ripresa post pandemica rischia di rivelarsi un flop per albergatori e titolari di b&b e case vacanza, che avevano vissuto il boom del turismo in costiera con grande entusiasmo prima del Covid e che oggi si ritrovano a dover giustificare alla clientela quello che sta accadendo in città. Quasi fosse scontato che Castellammare sia
città di camorra prima ancora che un luogo di arte e cultura, un territorio da favola su cui è calato il velo oscuro della malavita.
L’introduzione dell’imposta di soggiorno nello scorso mese di luglio aveva consentito di avviare anche la discussione sulla destinazione degli introiti di quella “tassa di scopo”: un’opportunità per potenziare la vocazione turistica, per ora rimasta confinata in qualche proposta secondaria, dal pullman scoperto all’opuscolo informativo, che non possono costituire un elemento utile ad imprimere un vero cambio di passo in materia di accoglienza. Per non parlare del Piano Urbano di Mobilità (Pum), con la Ztl che, se applicata, avrebbe impedito indubbiamente ai criminali in sella alle moto di picchiare un carabiniere in pieno centro, di aggredire un turista spagnolo in villa e di sparare una ragazza alla gamba. Scene da far west, che richiederebbero anche un funzionamento adeguato delle telecamere di videosorveglianza, rispetto alle quali non è ancora stato chiarito se la competenza spessa alla polizia municipale o ai lavori pubblici, con la conseguenza evidente di una lacuna ancora tutta da colmare.
E poi c’è la beffa del Governo, che ha scelto di non destinare neppure un euro allo sviluppo del porto in chiave crocieristica, un progetto che avrebbe trasformato radicalmente una fetta di territorio ancora oppressa da ecomostri e brutture. In fondo, se lo Stato deve riprendersi Castellammare, non può farlo solo attraverso la militarizzazione. Occorrono finanziamenti per lo sviluppo del territorio, per dare slancio ad una visione di città che consenta a chi denuncia di sentirsi tutelato e a chi vuole investire di essere valorizzato. Il Pum e le crociere possono delineare un primo importante passo verso la svolta. Attuiamoli quanto prima.