Parco residenziale, polo ricettivo e mercato del mare. Sono questi i tre pilastri sui quali si basa il progetto di riqualificazione delle opere a terra di Marina di Stabia. A confermarlo è il sindaco di Castellammare Gaetano Cimmino che nel consiglio comunale odierno ha illustrato ai consiglieri i punti principali dell'opera che la società che gestisce il porto turistico intende portare avanti. «Noi oggi non entriamo nel dettaglio del progetto ma dobbiamo ribadire che per noi è fondamentale la riconversione delle aree e delle volumetrie della periferia nord. Sono passati 40 anni da quando si parlava di questo progetto. Marina di Stabia non è una infrastruttura esclusiva del Comune stabiese ma è a servizio dell'intero ambito stabiese. Oggi chiediamo di proporre uno studio di fattibilità che possa prevedere la riduzione di cubature e volumi così da liberare spazi e riappriopriarsi del mare» ha spiegato il primo cittadino. «La domanda poi alla fine è una: le case si faranno? Il Comune non può opporsi perchè non ne ha la competenza ma sarà compito del Ministero decidere sulla realizzazione o meno di nuove abitazioni. Noi non possiamo proporre una destinazione d'uso diversa».
Andando nel dettaglio del progetto, Cimmino ha spiegato che Marina di Stabia intende realizzare un parco residenziale con circa 50 appartamenti di varia grandezza ma anche un hotel con piscina, spa e palestre. In più è prevista un polo ricettivo con teatri e sala congressi; infine un maxi centro commerciale di lusso a due passi dal mare. Opere che, almeno nell'idea iniziale, non dovrebbero essere ad uso esclusivo dei frequentatori del porto ma di tutta la città. Riqualificare l'area significa consegnare alla città un waterfront completamente diverso che potrebbe prevedere anche la realizzazione di grandi piazze a servizio dei cittadini.
«Le opere a terra non sono state fatte perchè il collaudo di quelle a mare è arrivato solo nel 2020 - spiega il consigliere di minoranza Andrea Di Martino -. La società un po' ci prende anche in giro perchè ce lo dice nei documenti che ci hanno mandato solamente qualche mese fa. È vero quindi che non son
o state realizzate ma la colpa è anche del Comune di Castellammare. Oggi Marina di Stabia ci chiede la variante di una variante. Il progetto dovrebbe restituire il mare alla città ma, da quanto emerso nei documenti, il mare non lo vedrò per le cubature e per i palazzi che vogliono essere realizzati. Per non parlare delle case: se noi andiamo a realizzare delle abitazioni, non possiamo non pensare di realizzare tutto il resto, dalle fognature alle strade. Il tutto senza dimenticare il Cmi che merita di essere riqualificato e con il quale abbiamo preso un impegno. Infine voglio ricordare che le opere a terra dipendono anche da due fattori: una è la MEB che ormai è un capannone abbandonato, la seconda è l'Avis che sta lì da troppo tempo».
«Le caso lungo corso De Gasperi non servono, serve fare altro. Lì, così come al centro antico, bisogna costruire il futuro e così non lo facciamo. La convocazione della conferenza dei servizi per discutere di Marina di Stabia non doveva essere fatta dalla Regione Campania ma dal Comune di Castellammare. Quando lo dissi fui sbeffeggiato ma dopo otto mesi alla fine ho avuto ragione io. Per fortuna oggi convido un punto che ha già espresso il sindaco: no alle case lungo corso De Gasperi. Se non si creano opportunità lavorative, questa città non ha futuro. Per questo oggi dico: finalmente! In questa città bisogna creare opportunità lavorative, bisogna garantire occupazione. Io capisco le logiche dell'imprenditore ma alla città non interessano: dobbiamo solo garantire lavoro. Ma purtroppo una fetta di imprenditori per anni ha bloccato lo sviluppo della città» così il consigliere di LeU Tonino Scala.
«Prima di investire in quell'area, dobbiamo capire quali sono i ritorni per i quartieri e per l'intera città di Castellammare - spiega Francesco Nappi del M5s -. L'opera deve essere un vantaggio per tutti: imprenditori, turisti ma soprattutto stabiesi. Non possiamo pensare di riqualificare un'intera fascia di costa dimenticando il Cmi che in pratica si ritroverebbe di fronte un piccolo gioiello senza poterci entrare. Gli interventi dovranno essere sempre a vantaggio della città».