Cronaca

Castellammare - Caso Consip, l'assessore Scafarto rischia il processo

La Procura di Roma ha infatti chiuso le indagini chiedendo l’archiviazione per Tiziano Renzi, padre del leader del Pd e ex premier Matteo.

di Gennaro Esposito


Caso Consip, rischia il processo l’ex maggiore dei carabinieri e assessore alla legalità del Comune di Castellammare, Gianpaolo Scafarto. La Procura di Roma ha infatti chiuso le indagini chiedendo l’archiviazione per Tiziano Renzi, padre del leader del Pd e ex premier Matteo. Rischiano di finire a processo invece Luca Lotti, ex ministro allo Sport (per favoreggiamento); l’ex comandante dell’Arma Tullio Del Sette (per rivelazione del segreto d’ufficio). In più sarebbero coinvolti Carlo Russo (millantato credito), Filippo Vannoni (favoreggiamento). Per Scafarto l’accusa è di depistaggio (che condivide con Alessandro Sessa, ex colonnello) e rivelazione del segreto d’ufficio. A diffondere la notizia è l’Ansa nella tarda mattinata di oggi.

L’attuale assessore alla Legalità di Castellammare, secondo la Procura, avrebbe prima rivelato alcune informazioni protette dal segreto d’ufficio e poi depistato le indagini. Nel primo caso, avrebbe fornito gli interrogatori in fase di svolgimento alla direzione

del Fatto Quotidiano. In particolare, avrebbe reso noto le dichiarazioni di Luigi Marroni (amministratore delegato di Consip) e Luigi Ferrara (ex presidente di Consip). In più, per incastrare il padre di Matteo Renzi, Scafarto avrebbe attribuito la frase “Renzi l’ultima volta che l’ho incontrato” ad Alfredo Romeo, imprenditore coinvolto nell’inchiesta. In realtà a pronunciare la frase era stato Italo Bocchino. Inoltre, avrebbe cancellato Whatsapp dal cellulare del suo colonnello per complicare il lavoro degli investigatori nella ricerca dei messaggi che si erano scambiati.

Per questi episodi, Scafarto era stato sospeso dall’Arma dei Carabinieri. È stato però riabilitato dopo il ricorso in Cassazione: per i giudici infatti il maggiore non si è mai comportato in maniera dolosa ma i suoi errori sono stati del tutto involontari. È vero che ha sbagliato ma non lo avrebbe fatto in malafede. Ma questo potrebbe non bastare per evitargli un rinvio giudizio che dopo la chiusura delle indagini della Procura di Roma sembra inevitabile.


lunedì 29 ottobre 2018 - 12:21 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

 



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