Non c’è l’accordo sul costo degli arredi. Torna in discussione la risoluzione del contenzioso tra il Comune e la ditta per la ripresa dei lavori nell’ex Casa del Fascio. Il cantiere per la realizzazione della nuova biblioteca comunale è bloccato dall’estate 2015. Un autentico calvario per un’opera finanziata con i fondi del Piu Europa, circa 3 milioni e 700mila euro che hanno rischiato di andare perduti prima che l’amministrazione comunale, in accordo con la Regione Campania, facesse confluire il finanziamento nella nuova programmazione dei fondi europei. Ma intanto la questione resta spinosa. E l’esborso programmato all’esito della firma delle parti in causa nell’autunno 2019 non sembra più accontentare l’Ati Valentino-Impregiva, che detiene la gestione del cantiere.
La causa tra il Comune e l’Ati presso il tribunale di Torre Annunziata, avviata ormai sei anni fa, ha tenuto fermi i lavori fino ad oggi: il Comune chiedeva 750mila euro per le opere incompiute, mentre le due ditte pretendevano un risarcimento di 600mila euro per le opere effettuate. L’accordo era stato raggiunto con un reciproco impegno di natura economica, per portare a compimento un’opera completa all’85%, ma ch
e necessita di alcuni ritocchi dovuti all’usura dei materiali a seguito della sosta forzata dei lavori. Sembrava ormai tornato il sereno, a seguito delle perizie che di fatto confermavano gli interventi da porre in essere, ma a generare nuovamente il disaccordo tra le parti è la definizione degli arredi interni. In sostanza, secondo la ditta, sarebbe necessario un ulteriore esborso dell’ente per una cifra che si aggira intorno ai 250mila euro. Una somma che il Comune non ha alcuna intenzione di versare di tasca propria, anche per non incappare in un danno erariale, dal momento che l’opera avrebbe dovuto essere completata con l’esclusivo impiego di fondi europei.
Un pasticcio che andrebbe poi a gravare sulle tasche degli stabiesi. E così la palla passa nuovamente al tribunale, che dovrà definire se ci sono i presupposti per andare avanti. Qualora dovessero saltare gli accordi, il contenzioso resterà in corso. E per proseguire i lavori sarà necessario individuare una nuova ditta, valutando se è ancora in vigore la graduatoria con cui fu selezionata l’Ati che tuttora detiene il cantiere. Un ulteriore spreco di tempo per una città che attende invano la nuova biblioteca da oltre un decennio.