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Castellammare - Casa del Fascio, ancora un rinvio. La ditta chiede un’integrazione alla perizia tecnica

In occasione dell’udienza dell’8 ottobre, la ditta ha preso ancora tempo per risolvere il contenzioso. L’avvocatura comunale ha fatto notare la tardività della richiesta e la negligente condotta della controparte rispetto agli impegni assunti con la scrittura privata del novembre 2019.

di red


Un’integrazione della consulenza tecnica di ufficio (ctu) per rivedere i termini del contenzioso. Questa è la richiesta che la società Ati Valentino ha presentato in occasione dell’udienza che si è svolta lo scorso 8 ottobre in tribunale per sbrogliare la matassa relativa all’ex Casa del Fascio. I lavori per la realizzazione della nuova biblioteca comunale sono fermi ormai da oltre 6 anni a causa di un contenzioso in corso tra la ditta e il Comune per ragioni di natura economica in merito all’esecuzione delle opere. Ma dopo l’iniziale accordo raggiunto il 29 novembre 2019 con una scrittura privata firmata da entrambe le parti in causa, nuovi intoppi sono subentrati per il costo degli arredi, che l’Ati non ritiene congruo in relazione agli accordi intrapresi. Secondo la società, in sostanza, il Comune dovrebbe effettuare un ulteriore sforzo per sbloccare le attività e proseguire i lavori. Ma l’ente non può esporsi ulteriormente per non correre il rischio di incappare in un danno erariale.

E così la situazione di stallo prosegue ancora, prolungando l&

rsquo;inattività che ha avuto inizio nel 2015 durante l’amministrazione dell’ex sindaco Nicola Cuomo. L’ente, attraverso l’avvocatura comunale, ha rilevato la negligente condotta della controparte in relazione agli impegni assunti con la scrittura privata del 2019, ribadendo la disponibilità per il Comune di arrivare alla transazione secondo le indicazioni espresse nell’accordo di due anni fa. In particolare, l’avvocato capo del Comune ha rilevato “la tardività, l’irritualità e l’irrilevanza” della richiesta di integrazione della ctu, rilevando che la richiesta andrebbe a ritardare il giudizio del tribunale, esponendo l’ente al rischio di perdere i fondi europei, recuperati per il rotto della cuffia nel 2019 grazie all’impegno dell’amministrazione comunale, che ha ottenuto la rimodulazione dei fondi per non gettare via i 4 milioni intercettati nel 2008. Il giudice si è riservato di assumere una decisione in successiva udienza. E intanto il cantiere resta fermo. E l’odissea iniziata ormai un decennio fa rischia di prolungarsi ancora.


lunedì 11 ottobre 2021 - 19:43 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

 



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