Il mare stabiese è fortemente inquinato. A dirlo è Legambiente che ha pubblicato i risultati delle analisi effettuate nelle scorse settimane nello specchio d'acqua antistante la villa comunale e a ridosso della foce del fiume Sarno. La concentrazione dei batteri è al di sopra dei limiti consentiti dalla legge tanto da spingere l'associazione ambientalista a definira inquinato il mare di corso Garibaldi. Nonostante i proclami del consigliere regionale Mario Casillo, che aveva parlato di balneabilità garantita entro il mese di luglio, la balneabilità è ancora lontana. Le analisi di Goletta Verde sono state realizzate in tutta la Campania. Su 31 punti monitorati, 16 sono quelli fortemente inquinati e fra questi è inserito anche il mare di Castellammare. Una doccia fredda quindi per gli stabiesi che avevano sognato la balneabilità del proprio mare dopo le dichiarazioni del Pd. Almeno fino a quando non saranno chiusi tutti gli scarichi abusivi, e fino a quando il rivo San Marco non rilascerà i liquami nel mare stabiese, il mare non potrà essere fruibile a cittadini e turisti.
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aquo;Premesso che il nostro monitoraggio non vuole sostituirsi ai controlli ufficiali, ma punta a scovare le criticità ancora presenti nei sistemi depurativi regionali – dichiara Andrea Minutolo, portavoce di Goletta Verde – precisiamo che la fotografia scattata da Goletta Verde ha l’obiettivo di restituire un’istantanea che denota la presenza di casi cronici che segnaliamo da anni, ma per i quali evidentemente nulla è stato fatto. Il nostro obiettivo è quello di puntare l’attenzione sull’inquinamento da scarsa o assente depurazione che ancora oggi affligge il nostro Paese».
Ma la situazione lungo corso Garibaldi è critica non solo per il mare. L'arenile, infatti, è considerato dalla Regione Campania come SIN, un sito d'interesse nazionale per la presenza di materiali pesanti fra la sabbia. Solo una bonifica potrebbe mettere la parola fine ai disagi ed eventualmente ai pericoli. Per tali ragioni l'accesso alla spiaggia dovrebbe essere interdetto o quantomeno evitare il contatto diretto con la stessa come invece spesso accade, soprattutto ai più piccoli.