Si riaccende il dibattito giudiziario attorno all’omicidio di Alfonso Fontana, il giovane ucciso nel febbraio 2024 nei pressi del tribunale di Torre Annunziata. La Corte d’Assise d’Appello di Napoli - come riporta il quotidiano Metropolis oggi in edicola - ha infatti annullato la condanna all’ergastolo nei confronti di Catello Martino, rideterminando la pena in 20 anni di reclusione dopo avere escluso l’aggravante della premeditazione. Una decisione che potrebbe ora essere sottoposta al vaglio della Corte di Cassazione attraverso un eventuale ricorso della Direzione distrettuale antimafia.
La decisione della Corte d’Appello
Secondo quanto emerge dalle motivazioni depositate dai giudici, la responsabilità dell’imputato per l’omicidio sarebbe stata confermata, ma il collegio avrebbe ritenuto non sufficientemente dimostrata la pianificazione preventiva del delitto. Per la Corte, dagli atti non emergerebbero elementi tali da provare che l’azione fosse stata organizzata in anticipo nella sua esecuzione.
I magistrati hanno invece ritenuto sussistente l’aggravante legata al contesto camorristico nel quale il fatto si sarebbe maturato. La pronuncia ha così determinato il venir meno della condanna al carcere a vita inflitta in primo grado.
L’omicidio di Alfonso Fontana
L’agguato avvenne la sera del 7 febbraio 2024 a Torre Annunziata. Secondo la ricostruzione accolta nei precedenti gradi di giudizio, Alfonso Fontana sarebbe stato raggiunto da un gruppo di persone giunte sul posto a bordo di scooter. Dopo una discussione e una colluttazione, il giovane avrebbe tentato di allontanarsi prima di essere raggiunto dai colpi d’arma da fuoco che gli risultarono fatali.
L’inchiesta ha ricondotto il movente a un presunto furto avvenuto poch
i giorni prima ai danni di familiari di Martino, episodio che gli investigatori ritengono collegato a dinamiche criminali del territorio.
Le motivazioni: «azione d’impeto»
Nelle motivazioni della sentenza, i giudici evidenziano come l’azione omicidiaria sarebbe maturata al termine di un confronto tra le parti e non come esecuzione di un piano previamente definito. Secondo la Corte, gli elementi raccolti non consentirebbero di affermare con certezza la premeditazione, circostanza che ha inciso in maniera decisiva sul trattamento sanzionatorio.
La ricostruzione della Corte d’Appello si discosta quindi dall’impostazione che aveva portato alla condanna all’ergastolo in primo grado, pur lasciando immutata l’attribuzione della responsabilità per l’omicidio.
Possibile ricorso dell’Antimafia
La vicenda processuale potrebbe tuttavia non essere conclusa. La Direzione distrettuale antimafia, che aveva sostenuto l’impianto accusatorio fondato anche sull’aggravante della premeditazione, starebbe valutando l’eventuale impugnazione della sentenza davanti alla Corte di Cassazione. Una scelta che, qualora formalizzata, aprirebbe un nuovo capitolo giudiziario sul delitto che ha segnato gli equilibri criminali dell’area stabiese e oplontina.
Le indagini ancora aperte
Parallelamente, proseguono gli approfondimenti investigativi su altri presunti ruoli nell’organizzazione e nell’esecuzione dell’agguato. Nelle scorse settimane ulteriori sviluppi investigativi hanno riguardato persone ritenute dagli inquirenti coinvolte a vario titolo nella vicenda, posizioni che restano al vaglio dell’autorità giudiziaria e per le quali vale il principio della presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.