«La Sint è tecnicamente già fallita». Andrea Di Martino ha colto l'occasione del dibattito organizzato dall'associazione “Per Castellammare” per tornare a parlare in pubblico per la prima volta dopo l'ufficializzazione dell'estromissione dalla giunta e la sua attenzione si è concentrata sulla questione legata alla tutela della Sint, la partecipata comunale che detiene il patrimonio immobiliare delle Nuove Terme. La divergenza di vedute sul destino della Sint ha rappresentato uno dei motivi della rottura tra Di Martino, dirigente nazionale del PD ed ex vicesindaco, e il capogruppo dem Francesco Iovino, convinto al pari del primo cittadino Antonio Pannullo che la salvezza di Sint sia necessaria per il rilancio delle Terme.
«L'amministrazione comunale si è innamorata di una società che sostanzialmente è fallita - ha spiegato Di Martino -. In base alla perizia del geometra Antonio Silvestro, rilasciata allo scorso 5 luglio, l'ammontare dei danni al patrimonio termale è pari a 10 milioni di euro, una cifra superiore rispetto a quel che resta del fondo di rivalutazione degli immobili a disposizione della Sint. Quel fondo, infatti, ammontava a 20 milioni di euro, di cui ne sono rimasti ora soltanto 9,9, dato che nel corso degli anni da lì si è attinto per ripianare le perdite. Se i danni al patrimonio sono stimabili in 10 milioni di euro, il fondo è chiaramente incapiente e insufficiente a coprire anche le perdite future, sulle quali tra l'altro il Comune non può intervenire attingendo alle proprie casse, in quanto l'attuale normativa lo impedisce. Non tener conto di questa perizia equivale a compiere un falso in bilancio, ragion per cui la contabilizzazione dei 10 milioni di danni implica la dissoluzione dell'azienda. La perizia, d'altro canto, è un atto ufficiale che il Comune, in qualità di socio unico, deve trasmettere all'amministratore di Sint affinché ne prenda atto».
L'amministrazione comunale, intanto, sta provando a mettere a punto la delibera salva-Sint per evitare che la tagliola della riforma Madia si abbatta sulla partecipata comunale, ma tra PD e Area Civica sono già emersi i primi attriti proprio in merito all'opportunit&a
grave; di includere o meno i 10 milioni di danni al patrimonio, che il gruppo consiliare dem sarebbe propenso ad escludere dalla valutazione complessiva. L'accordo tra le due forze politiche è arrivato soltanto con la decisione di rinviare tutto a metà novembre, dopo cioè la stesura del piano industriale di Sint in cooperazione con la Ri.For.Med., ma a quel punto non ci sarà più spazio per ulteriori differimenti. Oltrepassato il termine previsto del 30 settembre, d'altra parte, il Comune, in qualità di socio, è inibito dall'esercizio dei diritti sociali su Sint finché non sarà messo a punto l'atto ricognitivo ed entro il 30 novembre dovrà anche versare a Mps una rata da 865mila euro, non prima però di aver approntato la delibera. E intanto rischia di manifestarsi lo spettro della liquidazione incontrollata, che comporterebbe per il Comune la perdita pressoché certa del patrimonio termale.
«Siamo di fronte ad un azzardo rispetto ai dettami della riforma Madia - ha proseguito Di Martino -. L'amministrazione comunale sta rischiando di perdere l'occasione di far rientrare le Terme nella proposta di legge mirata al rilancio del settore termale in Italia, che ora è in crisi profonda nella sua versione pubblica e assistenzialista. Le Terme per noi ora sono una risorsa naturale, dato che le fonti adesso non svolgono una funzione economica per la città. Se pensiamo che questa funzione debba ricostruirla il Comune, abbiamo sbagliato strada. Il futuro delle Terme deve riguardare il benessere, ma in tal senso non possiamo destinare tutte le nostre strutture a questo scopo. Le Antiche Terme possono costituire un grande polo del benessere, mentre le Nuove Terme necessitano di un discorso più ampio per capire in che modo possono trovare riscontro sul mercato».
Non è escluso, intanto, che a fronte della relazione del geometra Silvestro, il Comune possa chiedere una nuova perizia sullo stato di consistenza delle Nuove Terme. «Ma ho la sensazione che la relazione di Silvestro rappresenti un'approssimazione al ribasso dei danni - ha concluso Di Martino -, la cui stima coincide in pratica con la metà del valore nominale del patrimonio immobiliare».