Cultura & Spettacolo

Castellammare - Al teatro Karol un documentario dedicato a Lucio Dalla

di Annalibera Di Martino


Martedì 24 marzo al Teatro Karol di Castellammare di Stabia si è tenuta la proiezione del documentario realizzato da Pierluigi Fiorenza dedicato a Lucio Dalla.

A due anni dalla scomparsa del cantautore bolognese, Fiorenza ha voluto ricordare i momenti più importanti di Lucio nella nostra città proponendo, non solo i suoi grandi successi, tra cui anche quelli cantati in occasione del concerto del 2008 con Ron sull'arenile, ma anche i suoi ricordi legati a Stabia.

Dalla era profondamente innamorato della città e delle sue ricchezze, in particolare del suo patrimonio storico-artistico, come gli Scavi di Villa Arianna e le opere dei maestri Filosa.

Non è mancata nel documentario anche una riflessione sulla condizione critica in cui versa la città e l'esigenza di prendere coscienza del proprio valore affinché si possa migliorare e ricominciare a splendere: parole che sembrano a distanza di molti anni, paradossalmente, sempre attuali. 

Era nei pensieri di Lucio, com'è successo per Caruso e Sorrento, scrivere una canzone per Castellammare: diversi i luoghi a cui il cantautore era legato, tra cui Marina di Stabia, una rada per imbarcazioni da diporto tra le più importanti del centro sud, dove aveva la sua barca "Brilla & Billy" e sulla quale ha anche inciso un disco. 

Le canzoni di Dalla raccontano molte volte, come ad esempio del brano presentato nel 1972 a Sanremo intitolato Piazza Grande, la vita degli ultimi ed i più fragili ma anche i poveri immersi all'interno di scenari che richiamano, come nel caso della canzone menzionata, la sua città ed i luoghi simbolici oppure post-industriali in disfacimento. 

Lucio ha citato la perla assoluta di Sorrento dopo aver sentito raccontare la storia di Caruso, regalando un capolavoro della musica italiana alla nostra patria, ma ha cantato anche d

i Napoli, omaggiando non solo qualche volta in alcune occasioni la canzone classica napoletana, come dimostra un documento raro in un duetto con Venditti dove interpreta Funiculì Funiculà, ma scrivendoci addirittura un brano inserito nel suo lavoro "Angoli del cielo" intitolato Fiuto e cantato in coppia con l'attore napoletano Toni Servillo. 

Nonostante il tema delicato dell'immondizia, una smagliatura enorme del nostro paese, nel brano Dalla riesce sempre con assoluta eleganza ed ironia a far emergere il lato "buono" del problema. Infatti, in chiusura sottolinea l'incondizionato orgoglio partenopeo che scavalca il dramma: "L'alba, inizia un nuovo giorno 
Iesce 'o sole e io m'adduormo/ Dint'o liett' nziem a te/ Mi alzo, prendo in mano la chitarra 
Esco fuori, guardo 'o cielo/ E mi sento ancora un re."

L'amore per Castellammare era così forte a tal punto da pensare anche alla realizzazione di un Festival che si estendesse su tutta la Costiera Sorrentina, portando tutto il circuito dell'arte, quindi attraverso non solo i classici musicali napoletani ma anche il patrimonio teatrale, la tradizione partenopea - ed in particolare stabiese - in giro per le piazze e luoghi simbolici, come poteva essere la stessa area archeologica di Varano.

Amante di Viviani e Ruccello, non ha mai smesso di elogiare le strade, le persone, le opere ed i panorami stabiesi. C'è sempre stato nel cuore del piccolo musicista, tra i più grandi del panorama musicale italiano, un posto per la nostra terra.

Questo dovrebbe portarci non solo a sentirci ogni giorno orgogliosi delle nostre origini, molte volte denigrate ed offese, ma anche invitarci a riflettere, perché abbiamo un dovere morale nei confronti dei nostri antenati che ci hanno lasciato un tesoro d'inestimabile bellezza, ed un uomo nato a Bologna ma RINATO a Napoli l'aveva già capito diversi anni fa.


venerdì 27 aprile 2018 - 13:28 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

 



Gli ultimi articoli di Cultura & Spettacolo