Cronaca

Campania - Notte di scontri a Napoli: sassi e bombe carta contro le forze dell'ordine. Guerriglia all'esterno della Regione

In migliaia hanno sfidato il coprifuoco. Carabinieri e polizia in tenuta antisommossa stanno provando a contenere la furia dei cittadini e dei gruppi organizzati

di genesp


Il suono delle bombe carta rieccheggia in molti quartieri di Napoli. Così come quello delle sirene, delle bottiglie di vetro che si frantumano, degli spari dei lacrimogeni. Gli schieramenti sono due: da un lato migliaia di cittadini esasperati (fra cui imprenditori, ristoratori, commercianti ma anche gruppi organizzati) mentre dall'altro le forze dell'ordine che provano a far rispettare le ordinanze e a ripristinare l'ordine pubblico. Ma Napoli si ribella, si ribella con veemenza e violenza costringendo polizia e carabinieri, in tenuta antisommossa, a dover reagire per disperdere la folla. «Libertà», «De Luca pezzo di m****», «De Luca vaffa» urlano i napoletani a bordo di motorini o a piedi con i volti coperti da mascherine o passamontagna. La sensazione è che oltre ai semplici cittadini, la manifestazione di stasera sia stato terreno fertile per gruppi organizzati e anarchici. Ma saranno le autorità a chiarirlo anche se l'ondata di violenza non lascia spazio a dubbi.

Il gruppo di cittadini che si è radunato poco prima dalle 22 nei pressi dell'Università Orientale nel cuore del c

entro storico si è poi disperso per poi ricongiungersi nei pressi della Regione. Qui lo scontro violento con le forze dell'ordine ma anche contro i giornalisti che provavano a documentare (il bilancio al momento conta di 3 feriti fra cronisti locali e nazionali). Poco distante, sul lungomare Caracciolo, teatro solitamente di passeggiate e cene a due passi dal mare, l'esercito ha provato a contenere l'onda d'urto dei manifestanti. 

Una notte di follia. Una notte nata al grido di «Libertà e lavoro» e che è sfociata ben presto in violenza e guerriglia. Il rischio è che si possa andare avanti ancora per molte ore ma mentre in Italia si discute sul futuro, Napoli si oppone e scende in piazza. I partenepei sono chiari: no al coprifuoco, no al lockdown. «O moriamo di Covid o moriamo di fame» gridano i manifestanti, quelli che ancora provano a dialogare invece che distruggere tutto o incendiare cassonetti. De Luca, però sembra sempre più intenzionato a proseguire per la sua strada. Chiudere tutto per circa quattro settimane e cercare di recuperare quello che non si è fatto in sei mesi.

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venerdì 23 ottobre 2020 - 23:59 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

 



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