Centinaia di persone hanno dato l’ultimo saluto ad Antonio Morione, il titolare 41enne della pescheria 'Il delfino' assassinato il 23 dicembre sera con un colpo di pistola da uno dei banditi che hanno tentato una rapina all’interno del suo esercizio commerciale. Intorno alle ore 14, la salma, prima di recarsi alla chiesa dello Spirito Santo di Torre Annunziata per il rito funebre celebrato da Mons. Mimmo Battaglia, si è fermata dinanzi alla pescheria dove lavorava Antonio, adibita con fiori, bigliettini e candele davanti alla saracinesca abbassata. All’uscita del feretro dalla chiesa, sono stati liberati i palloncini bianchi sulle note di una nota canzone di Eros Ramazzoti.
Dolore e rabbia nelle parole dei cittadini, squarciate dal grido di giustizia: «“Al coro di “Giustizia per Antonio” i cittadini salutano un grande lavoratore –affermano sui social-, una
buonissima persona, un padre esemplare. Ma, attenzione, gridando GIUSTIZIA, incardiniamo il senso dentro di noi, e in questa atroce sofferenza proteggiamoci, alimentiamo il senso del dovere civico, salviamo i nostri figli. Di molti dei presenti conosco la storia, i patimenti, la violenza subita, i limiti che la cultura camorristica esercita su di loro. Ritorno a ribadirlo: non bisogna essere un boss o appartenere ad un clan per essere un malavitoso. Rieduchiamoci ad un senso unitario di diritto e democrazia e liberiamoci. Questo è il più grande saluto che Antonio possa avere. Altrimenti la pena, giustissima, resterà fine a se stessa, esattamente come il dolore e quali d’oasi nostro grido. Cambiamo il sistema!» Nel frattempo si continua a lavorare per risalire alle identità dei rapinatori e ricostruire la dinamica della rapina che ha portato all'uccisione di Antonio.