Durante la seconda guerra, come è noto, o dovrebbe essere noto, molti stabiesi, per varie ragioni si spostavano sul poggio di Varano, vasta area agricola, dove era possibile trovare anche un po' di farina di grano, ortaggi e frutta nelle antiche fattorie e nelle numerose case coloniche tuttora esistenti, non potendo, per indisponibilità economiche, ricorrere al ben noto "mercato nero".
Varano fu anche "zona frequentata e protetta" per qualche tempo dai soldati tedeschi che, dall'alto della collina, potevano controllare le pianure. E proprio a poche decine di metri dalla cosiddetta "Villa Arianna", quindi quasi adiacente, all'area del "secondo complesso", degli scavi (iniziati nel 1734 dal re Carlo di Borbone e poi sospesi), i soldati tedeschi, su ordine del comando generale, costruirono un massiccio bùnker di difesa (del quale proponiamo una eccezionale fotografia), munito di feritoie da cui sbucavano, dai tre lati, canne di cannoni e di potenti mitragliatrici puntate verso il golfo.
Il bùnker fu realizzato nel 1941, terminato l'anno successivo, fu abbattuto nel 1984, durante i lavori di consolidamento dei costoni della collina (in particolare sopra la Grotta di S. Biagio), usufruendo dei finanziamenti FIO-BEI ed altri.
I Borbone misero allo scoperto ben 19 edifici di cui hanno lasciato precise planimetrie ancora oggi utilizzate, oltre a migliaia di affreschi molti dei quali sono esposti anche nel museo nazionale di Napoli, come la famosa "Flora" riprodotta in tutti i testi di storia dell'arte.
Naturalmente la località era ben nota e tanti cittadini si aggiravano anche tra le antiche strutture e...raccoglievano e portavano via "cimeli" antichi (vasellame e bronzi) di preziosa fattura.
In quei tempi, bisogna dirlo, l'archeologia non rappresentava un granché, in quanto, tranne i pochi eruditi del tempo, non vi erano altri interessati. Anzi, gli interessi, di natura poco "culturale" sono sopraggiunti, dopo, quando molti - quindi non tutti - hanno spinto per valorizzare un patrimonio culturale di grande interesse (ma per misteriose circostanze non è stato mai avviato un realistico piano di valorizzazione) hanno sollecitato e ottenuto massicci finanziamenti da varie parti provocando anche speculazioni, illeciti, soprusi, da parte di chi ha creduto, e, forse crede ancora, di spendere e "spandere" denaro pubblico. Non va dimenticato che nell'area vesuviana non sono mancate denuncie, arresti, indagini dei carabinieri e interventi della procura.
Villa Arianna, va sottolineato, è una stupenda dimora anche di patrizi romani, utilizzata anche per altre non ben definite finalità, nota per le interessanti architetture e per la bellezza delle sue pitture. Questo complesso di straordinaria importanza storica e artistica, come abbiamo detto centinaia di volte, è "ormai pronta"
da circa quaranta anni per essere valorizzata ed inserita in un circuito di ampio respiro di livello internazionale. La "Villa" ha anche un suo ingresso autonomo dalla passeggiata archeologica, basterebbe un po' di buonsenso e amore per la Città da parte delle cosiddette autorità, soprattutto politiche, visto che la soprintendenza ha a disposizione competenti dirigenti che possono offrire tutte le indicazioni per un effettivo rilancio delle Ville, quindi non solo quella di Arianna, ma anche del complesso archeologico di San Marco, anch'esso con accessi autonomi dalla strada principale.
Quindi rendere accessibili e comodamente visitabili i due complessi archeologici dal momento che hanno accessi autonomi.
Basterebbe, perciò, rendere più accessibili i due siti favorendone l'accessibilità provvedendo l'allestimento di servizi necessari.
Il preside D'Orsi, vero benefattore dell'archeologia stabiana, ha fatto quel che poteva, cioè molto: ha avuto la tenacia di far riavviare lo scavo delle ville, ha organizzato un "Antiquarium" (poi da altri chiuso, perché dichiarato inagibile), ha propagandato il nome di Stabia e il valore dell'archeologia stabiana, la quale è ferma perché, pur avendo tutte le possibilità per essere valorizzata (i due settori archeologici, sono separati e hanno ingressi propri) si continua a perdere tempo presentando progetti che, con dati di fatto, sono irrealizzabili e aprirebbero, secondo "voci" le porte a colossali speculazioni economiche (milioni e milioni di euro), per il progettato abbattimento di case, ville, alberghi, ristoranti, aziende agricole in piena attività, suscitando probabilmente nuovi appetiti e nuovi danni al patrimonio archeologico stabiano che - e sarebbe ora! - attende di essere valorizzato, senza danneggiare ulteriormente i cittadini già oberati di tasse e alle prese continuamente di come far quadrare i loro magri bilanci familiari
E' necessario, specie in momenti economici così difficili, non costringere i proprietari delle case, sono centinaia, a presentare, a proprie spese e rischi, costose documentazioni, planimetrie, relazioni tecniche... senza prospettive.
Sarebbe auspicabile un preventivo intervento dell'autorità giudiziaria, sia per fare chiarezza sui progetti in discussione, sia per stroncare eventualmente sul nascere, possibili irregolarità. Non va dimenticato che l'amministrazione comunale in carica fino al 2010 chiese a cittadini proprietari di case ritenute abusive, di inviare un "saldo o anticipo" in vista di una possibile sanatoria, con il vincolo che la pratica della sanatoria stessa sarebbe stata posta all'approvazione della soprintendenza.
Dove sono finiti quei soldi si chiede molta gente? E' lecito porsi questa domanda nell'interesse della collettività?