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Stabia 1945, chiariamoci le idee. Breve storia del calcio stabiese nel 1945 e dintorni


Lettera alla redazione.

pavidas

Nel dicembre 2010 mi capitò di vedere, sul sito Stabiachannel, un'intervista realizzata per festeggiare il centenario del calcio a Castellammare di Stabia. Lo storico, nella circostanza, era l'avv. Canzanella che, in particolare, si era soffermato sulla stagione calcistica del 1945 avvalorando la rivendicazione di un titolo che, è bene dirlo subito, non è stato mai conseguito nella forma pretesa.
Sentii l'esigenza di apportare un contributo di realismo scrivendo quanto ricordavo su quella stagione calcistica ad un giovane introdotto nel giornalismo sportivo stabiese perché potesse, magari sollecitando altri ricordi, riportare alla realtà quanto accaduto in quella lontana stagione. Non se ne fece nulla perché - mi fu detto - non sembrava opportuno infrangere sogni e far crollare un mito che era utile per mantenere alto l' interesse sportivo. Anche se, per mio abito mentale,  non  potevo condividere un tale assunto, desistetti per non essere considerato un guastafeste. D'altra parte da anni non vivo a Castellammare in quanto ... emigrato per ragioni di lavoro.
Rilevo però che la smania rivendicativa, anziché svanire col tempo, è stata ripresa, prima investendo del problema addirittura organi istituzionali in occasione della promozione in serie B e, da ultimo, con iniziative intese a sollecitare improbabili vertenze legali. Ciò mi ha determinato a riproporre l'argomento non più in via privata e dare il mio modesto contributo alla realtà dei fatti sulla base dei ricordi di ragazzino di 11 anni qual ero (il mio approccio al calcio è datato 19 marzo 1945 in occasione di Stabia-Scafatese 4-2) integrati anche dalla consultazione di documenti.
Premessa doverosa la distinzione fra Stabia e Juve Stabia: lo Stabia finisce nei primi anni '50 mentre la Juventus Stabia, fondata da quel grande sportivo che fu Salvatore Russo, nasce negli anni che precedettero la seconda guerra mondiale. Pertanto non mi pare corretto confondere le due realtà a meno che non si faccia riferimento all'attività calcistica cittadina nel suo complesso. Inoltre, senza mezzi termini, convinciamoci che lo Stabia non ha mai vinto un campionato del centro-sud (basterebbe considerare che non incontrò mai, in relazione a quel campionato, squadre come Bari, Palermo, Roma, Lazio, Catania, ecc.) a differenza dello Spezia che, invece, vinse un campionato, strutturato in modo completamente diverso, per l'Italia settentrionale, di quella parte, cioè, occupata dai Tedeschi fino all'aprile 1945.
Lo Stabia, infatti, vinse semplicemente un campionato misto campano limitato, di fatto, alle province di Napoli (di cui faceva parte allora anche Caserta) e Salerno, al quale parteciparono squadre appartenenti a serie diverse: Napoli e Salernitana (B), Stabia, Scafatese, Torrese (che aveva abbandonato la vecchia denominazione di Savoia ripresa successivamente) e Casertana (C), Frattese e Portici (1^ Divisione di allora, attuale serie D) oltre ad una società ricostituita, Internaples, ed una, P.M.I., formata da Agenti della Polizia Militare Italiana. Nello stesso periodo si svolsero campionati regionali in Sicilia, Puglia, Abruzzo, Lazio e Toscana, cioè nell'Italia centro-meridionale liberata.
Il torneo campano vide una lotta di vertice limitata a Stabia e Salernitana, terzo incomodo il Napoli, con finale deciso "a tavolino". La classifica finale vide infatti Stabia e Salernitana finire a pari punti (29) per cui era stata anche decisa la data per lo spareggio, il 22 luglio, per l'aggiudicazione del titolo (regionale) ma un ricorso dello Stabia per la partita persa a Frattamaggiore per 2-1 rovesciò il risultato del campo riconoscendo allo Stabia altri due punti portandolo, di conseguenza, al primo posto. Fu appurato, infatti, che l'incontro con la Frattese era stato caratterizzato da gravi incidenti in un clima intimidatorio che aveva, conseguentemente, falsato l'andamento dell'incontro. La Salernitana rinunciò ad un controricorso per cui allo Stabia fu riconosciuta la vittoria del torneo. L'ordine di classifica (fra parentesi i punti): Stabia (31), Salernitana (29), Napoli (25), Scafatese (21), Portici (19), Frattese (16), Internaples (14), Polizia Militare (10), Torrese (9), Casertana (6). 
Comunque, che si sia trattato di un campionato misto regionale (forse si dovrebbe parlare di bi-provinciale) fu palesemente riconosciuto dallo stesso Renato Canzanella in un articolo a sua firma a pagina 2 della Gazzetta dello Sport del 10 ottobre 1945 di cui riporto integralmente uno stralcio: "Dopo contese e discussioni infinite lo Stabia fu proclamato campione campano 1945 nel suo 38° anno di vita". La notizia è poi sacramentata a pagina 145 della "Storia del calcio in Italia" di Antonio Ghirelli (edizioni Einaudi, 1967), indiscussa autorità nel settore della stampa sportiva. Ma c'è di più: Ghirelli, riferendosi alla ripresa normale dei campionati una volta conclusa la guerra e riunificata l'Italia, precisa:  "A parte i campionati regionali che erano continuati in Puglia (vincitore il Bari), Sicilia (Palermo), Abruzzo (Pescara), Lazio (Roma), Toscana (Firenze) e Campania (Stabia), riprendeva vita l'organismo centrale della Federazione".
I miei ricordi di quella fantastica squadra del 1945 sono abbastanza nitidi nonostante il lungo tempo trascorso ed ho sempre ricordato a memoria la formazione titolare che indico secondo la tradizionale sequenza dell'epoca: Chellini; Cerciello e Ciccone; Salvioli, Dolfi e Bentivoglio; Esposito, Menti II, Rossetti, Dapas e Del Medico.
Fu un campionato straordinario con una sola sconfitta (a parte quella di Frattamaggiore poi non omologata), a Salerno, per giunta su autorete. In particolare ricordo partite memorabili quali Stabia-Napoli 3-1 (risultato ripetuto nel 2006!) e Stabia-Salernitana 2-2 con lo Stabia sotto di 2 gol a 5 minuti dalla fine, con doppietta di Menti. Superfluo dire che l'elemento di maggior spicco era Romeo Menti al quale, dopo il disastro aereo di Superga del 4 maggio 1949 in cui perse la vita quello che è  ricordato come il grande Torino, fu dedicato l'attuale campo di gioco (prima indicato come "stadio San Marco", dal nome del rione, il cui custode era il mitico, indimenticabile Tramparulo).
Per meglio capire l'anomalia di quel campionato bisogna ricordare che eravamo in pieno periodo bellico e che, fra l'ottobre '43 ed il maggio '44, il fronte era passato dal Volturno al Garigliano stazionando per circa sei mesi sulla linea di Cassino (linea Gustav) e che Roma fu liberata il 4 giugno 1944.
Fra il giugno ed il dicembre '44, si era comunque svolto in Campania anche un torneo, denominato Coppa Liberazione, al quale, per ragioni che mi sfuggono, non partecipò lo Stabia. Si cimentarono 13 squadre: Napoli, Torrese, Bagnolese, Angri, Internaples, Polisportiva Napoli, Audace Napoli, Juve Alfa Pomigliano, Baiano, Salernitana, Cavese, Puteolana e Sangennarese, distribuite in 3 gironi con torneo finale. Ritiratosi il Napoli, pur se vincitore del suo girone, la Coppa fu vinta, a conclusione delle finali, dalla Salernitana. Nello stesso periodo si giocò in Puglia un campionato dell'Italia liberata che fu vinto dal Conversano e, fatto singolare, anche quella società di calcio ha avanzato, nel passato, pretese di più qualificato riconoscimento ritenendolo un titolo riferito a tutta l'Italia liberata tralasciando il carattere regionale del torneo e che squadre di rango quali Palermo, Catania, Messina e le stesse Napoli e Salernitana, oltre al nostro Stabia, non vi avevano preso parte pur essendo in territorio liberato.
Fra il 30 maggio e il 2 giugno 1945, in occasione della sospensione del campionato a causa di gravi incidenti sugli spalti dei campi di calcio (in quel periodo piuttosto frequenti), si svolse, organizzato dall'Associazione stampa sportiva napoletana, un torneo a quattro fra Stabia, Napoli, Fiorentina e Pro Livorno, che si concluse con la vittoria dello Stabia. La squadra stabiese, dopo aver battuto la Fiorentina (che vantava, fra gli altri, i nazionali Valcareggi ed Eliani), in una fantastica partita al San Marco finita 3 a 2, incontrò il Napoli, vittorioso sul Pro Livorno. La finale si giocò a Napoli e, dopo una partita finita in parità anche dopo i tempi supplementari (all'epoca non si decideva con i rigori), allo Stabia fu riconosciuta la vittoria del torneo in seguito a sorteggio.
Non so come mai lo Stabia si ritrovò, in quel torneo, una schiera di giocatori "non suoi", forse riparati o trovatisi al Sud in seguito alle vicende belliche che vide l'Italia spaccata in due. Infatti, finita la guerra, rientrarono nelle squadre di appartenenza: Chellini rientrò al Siena e l'anno successivo passò al Napoli; Salvioli era della Roma; Menti rientrò alla Fiorentina e tornò poi di nuovo al Torino raggiungendo la Nazionale; Rossetti era della Triestina (all'epoca in serie A); Del Medico del Modena o del Milan passò poi all'Atalanta, sempre in serie A. Dolfi, un difensore centrale dal fisico possente che, contrariamente a quanto asserito dall'avv. Canzanella, non era mai stato in nazionale (ma, credo, nella Lucchese), con Dapas, Esposito e Ciccone (che sarà capitano della formazione che conquistò, nel 1951, la serie B) restarono anche per il campionato successivo.


Debbo poi smentire l'asserzione dell'avv. Canzanella per quanto riguarda "l'assenza, nella squadra del 1945, di elementi locali ad eccezione del solo Ciccone." Giocava infatti all'ala destra, con ottimo rendimento, il compianto e a me molto caro Geppino (così era chiamato in famiglia) Esposito che, se pur di Brusciano, era stabiese di adozione, fratello della Prof.ssa Angelina, per anni vice preside della scuola media "Bonito" e del prof. Emanuele, già segretario dell'Istituto tecnico dell'Italcantieri e poi docente all'Istituto "Don Sturzo". In proposito posso menzionare un aneddoto dato che frequentavo la famiglia di cui ero dirimpettaio. Menti voleva portare Geppino Esposito alla Fiorentina ma la famiglia si oppose perché era studente universitario e, oltre al peso che aveva allora una decisione dei genitori, il calcio non garantiva una solidità economica come ai nostri giorni. Altro giocatore locale era Cerciello, credo anch'egli di Brusciano. Senza contare, fra le c.d. seconde linee, gli stabiesi Cascone e Vetrò, grande portiere, confermati nei campionati successivi.
Nell'Italia settentrionale si svolsero, nel 1944, campionati regionali le cui prime due classificate diedero vita poi ad una fase interregionale. Nella seconda fase si costituirono, infatti, i gironi ligure-piemontese, lombardo, veneto-giuliano ed emiliano nel quale era inserito, per ragioni logistiche, lo Spezia. Alle semifinali interregionali per l' assegnazione del titolo accedettero Torino, Ambrosiana (l'attuale Inter), Venezia (con la famosa coppia Loick e Mazzola poi passati al Torino), Ampelea (l'allora italiana Isola d'Istria, ora Croazia), VV.FF. La Spezia e Montecatini. Le finali si giocarono all' Arena Civica di Milano - ancora oggi utilizzata per attività sportive - dal 9 al 20 luglio fra VV.FF. Spezia, Torino e Venezia. Lo Spezia, con una fantastica  partita giocata il 16 luglio 1944, superò il Torino per 2 a 1 aggiudicandosi così la vittoria finale. Ed è qui la difformità del titolo con quello che viene reclamato a Castellammare. Infatti, per omogeneità, si sarebbe dovuto svolgere, anche nel centro-sud, un torneo finale fra le altre vincitrici dei gironi abruzzese, pugliese, laziale, toscano e siciliano. Per cui lo stesso titolo reclamato a Castellammare potrebbe essere preteso anche a Pescara, Bari, Roma, Firenze e Palermo.
 
In preparazione della normalità in campo calcistico, che fu raggiunta solo col campionato 1946/47, nella stagione 1945/46 si svolsero in Italia due campionati c.d. di transizione, uno al Nord con squadre di serie A e l'altro al Centro-Sud con squadre di A e B. Per l'Alta Italia parteciparono (seguendo l'ordine di  classifica finale): Torino, Inter, Juventus, Milan, Brescia, Modena, Bologna, Triestina, Atalanta, Andrea Doria, Vicenza, Genoa, Venezia e Sampierdarenese. A conclusione del torneo nacque la Sampdoria, fusione delle due squadre genovesi Sampierdarenese e Andrea Doria. Per il Centro-Sud (seguendo l'ordine di classifica finale e contrassegnate con asterisco quelle di serie B): *Napoli, *Bari, Roma, Pro Livorno, Fiorentina, *Pescara, Lazio, *Palermo, *Salernitana, *Siena ed *Anconitana. Il girone finale fra le prime quattro squadre dei due gironi si concluse con questa classifica: Torino (proclamato campione d'Italia 1946), Juventus, Milan, Inter, Napoli, Roma, Pro Livorno, Bari.
Come si vede né Stabia Spezia, nonostante la vittoria dei rispettivi tornei del '45 e del '44, parteciparono a questi campionati perché, alla normale ripresa delle attività del dopoguerra, si fece riferimento alle posizioni dell'ultimo campionato nazionale concluso nel luglio 1943, cioè prima delle vicende belliche del periodo 1943/1945. Stabia e Spezia furono quindi riportate alla dura realtà dopo i sogni di gloria rientrando nei ranghi della propria categoria che rimaneva la serie C.
 
Nel 1951 lo Stabia approdò in serie B dopo un campionato spalla a spalla col Foggia che fu battuto nello spareggio di Firenze, il 17 giugno, con due reti realizzate dall'ala  sinistra Cereseto, friulano, che segnò direttamente su calci d'angolo. Purtroppo il campionato di B fu disastroso per i risultati (giravano tante storielle sui giocatori che dovevano in qualche modo vivere e non venivano pagati!?!). Le prime partite furono giocate a Napoli (stadio del Vomero) per inadeguatezza dello stadio stabiese. La squadra dimostrò tutto il suo valore solo in occasione di una memorabile partita del maggio 1952 quando riuscì a fermare sullo 0 a 0 la Roma, quell'anno in B, che sembrava un rullo compressore. Purtroppo dopo un solo anno di B, una volta retrocessa, l'A.C. Stabia sparì per fallimento dopo il successivo anno di C.
 
Con la scomparsa dello Stabia dall'agone calcistico, la Juventus Stabia venne a trovarsi massima espressione calcistica cittadina. A parte la prima squadra che militava in campionati dilettantistici minori, i ragazzi delle formazioni giovanili dovevano anche pagare una quota. Dalla Juventus Stabia di quel periodo emerse il talento calcistico del concittadino Jone Spartano ceduto all'Ercolanese per la favolosa somma, se i miei ricordi sono esatti, di 180.000 lire. Passerà poi al Napoli, successivamente alla Roma e giocherà alcuni anni nell'Udinese. Negli anni '80 sarà allenatore della Nazionale militare.
Scomparendo lo Stabia, per rispetto della tradizione, la Juventus Stabia svestì la casacca bianco-nera per indossare la giallo-blu a simboleggiare la continuità del calcio stabiese. Salvatore Russo, il fondatore, era prematuramente scomparso. La gestione della società continuò ad essere, almeno nella prima fase, garantita da un fratello ed un parente, grande appassionato di calcio, Pasquale Barbato, dipendente della Corderia, cui ero legato da profondo affetto in quanto amico di adolescenza dei figli.
Pertanto una cosa è certa: purtroppo lo Stabia non ha mai vinto, nel 1945, un campionato del centro-sud ma solo un campionato regionale di cui è regolarmente accreditato. Facciamocene una ragione e non offriamo argomenti fallaci magari per farci deridere. Non possiamo e non dobbiamo pretendere riconoscimenti che non ci spettano, è una questione di serietà e dignità. È il caso quindi di archiviare definitivamente il sogno e concentraci sul presente ed il futuro.
Riprendo la questione anche perché quest'anno lo Spezia sarà ospite a Castellammare e potrebbero riemergere quelle spinte di vittimismo ravvisando nella squadra ligure una realtà a noi non riconosciuta. Occorre convincerci pertanto anche che la squadra di La Spezia - se pur nella diversa denominazione di "G.S. 42° Corpo VV.FF." - vinse il torneo calcistico dell'Italia settentrionale in una fase finale con le vincitrici di tornei interregionali mentre nell'Italia centro-meridionale si svolsero solo singoli campionati regionali. Chi ha fatto circolare, ed ancor oggi sostiene, voci diverse sulla reale natura di quel torneo del 1945 non ha reso un utile, serio ed intelligente servizio alla Città.
Si può disquisire sulla legittimità del titolo allo Spezia Calcio in quanto, di fatto, sostituito dal G.S. VV. FF. ma ciò non muta l'essenza del problema. Infatti lo Spezia Calcio in quanto tale non partecipò al torneo per complesse vicende societarie che videro anche il suo presidente deportato in un lager nazista in Germania. La società, però, trasferì la maggior parte dei suoi giocatori al locale Gruppo sportivo VV. FF. che vi prese parte quale società calcistica cittadina. Ciò costituì anche un escamotage, per altri giocatori, per godere dell'esenzione dal servizio militare.
Che lo Spezia Calcio possa fregiarsi sulle casacche di quel titolo in via permanente (il tricolore con la "I" di Italia con sovrimpresso l'anno 1944) è questione che non ci deve riguardare anche se non trova giustificazione portare, in pianta stabile, simboli riferiti ad una lontana stagione in una situazione storica particolare e dolorosa per la storia d'Italia: sarebbe bastato un trofeo magari consegnato in pompa magna.
Concludo con una notazione personale. Mi chiedo come mai, senza nulla togliere all'avv. Canzanella, non sia stato interpellato sulla storia del calcio stabiese il mio compianto cugino Gaetano Vollono. Era evidentemente un'importante fonte di informazioni ed aneddoti anche in virtù dei suoi legami col cav. Pauzano, uno dei fondatori del calcio stabiese, corrispondente del Corriere dello Sport prima di Lui.
Quanto a me non ritengo di essere depositario di verità assolute perché in parte basate sui ricordi di quei lontani anni ma spero che altri possano integrare o modificare questa carrellata della memoria calcistica, sulla base di documenti e non di chiacciere, contribuendo così alla verità storica del calcio stabiese di cui, anche fra tante difficoltà e peripezie societarie, dobbiamo comunque andare orgogliosi.
dr Giuseppe Vollono, stabiese a Milano
Milano, febbraio 2013


venerdì 22 febbraio 2013 - 19.06 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

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