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Castellammare - Terme, Di Martino: «Sint da liquidare per la riforma Madia, vendiamo i beni per provare a salvarla»

«L'idea che il Comune possa fare a meno di incassare i debiti delle partecipate è uno dei motivi che hanno causato il dissesto. La ridiscussione del debito non consentirebbe a Sint di fatturare un milione di euro e il piano di dismissione è l'unica ancora di salvezza. E se non cambia la riforma...».

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La vendita dei beni non strategici è condizione necessaria, ma forse non sufficiente, per salvare Sint. Il vicesindaco Andrea Di Martino nega fermamente che la ridiscussione del debito da circa 4 milioni e mezzo di euro possa consentire di eludere il piano di dismissione dei beni e paventa anche lo scenario della messa in liquidazione della partecipata comunale.

«In base alla riforma Madia - spiega Di Martino -, Sint oggi sarebbe da liquidare in quanto non fattura almeno un milione di euro. Il termine ultimo per consentire alle partecipate di mettersi in regola è stato spostato dal 23 marzo al prossimo mese di settembre, ma se non passerà la proposta di correzione decisa nella conferenza Stato-Regioni (da 1 milione a 500mila euro), anche con la vendita dei beni saremmo costretti a mettere in liqudazione Sint.

Il piano di dismissione è l'unica ancora di salvezza, dato che un'eventuale ridiscussione del debito non ci consentirebbe di recuperare cifre tali da ripianare l'enorme mole debitoria che grava sulla società che detiene il patrimonio immobiliare delle Nuove Terme».

Di Martino entra poi nel dettaglio. «Per intenderci - prosegue il vicesindaco -, il Comune non può permettersi di rinunciare ai 300mila euro che gli spettano, perché altrimenti tutto finisce nelle mani della Corte dei Conti. I debiti relativi all'ICI, invece, non riguardano solo il Comune ma anche lo Stato centrale e contiamo, in ogni caso, di ottenere la rottamazione di alcune cartelle.



Anche gli impegni con le banche devono essere onorati. Trattasi di debiti ipotecari e, quando Vozza ha aperto il mutuo con MPS, per avere 2 milioni ha dovuto fornire una garanzia di 4 milioni, così come per BNL (350mila euro con 700mila di garanzia). La Sint, d'altra parte, non è un buon pagatore e le garanzie ipotecarie equivalgono al doppio del finanziamento.

Il debito per mutuo MPS è ulteriormente garantito dalla lettera di patronage rilasciata nel 2006 dal Comune in qualità di socio unico e potremmo anche essere chiamati come Ente a pagare, ma dobbiamo recuperare i soldi da Sint, altrimenti andiamo a compiere un abuso contabile e finiamo dinanzi alla Corte dei Conti.

L'idea che il Comune possa fare a meno di incassare i debiti delle partecipate è uno dei motivi che hanno causato il dissesto. È giusto pertanto ragionare sulla riduzione del debito, ma non basta a tenere in vita Sint in quanto non produce fatturato sufficiente.

Stiamo cercando dunque di vendere i beni non strategici, ma anche questa operazione potrebbe non bastare, in quanto occorre verificare se la dismissione andrà in porto e se la riforma Madia sarà modificata. Qualora queste condizioni non dovessero trovare riscontro, Sint sarà liquidata».

news Castellammare - Terme, ecco la composizione del debito di Sint. È davvero necessario il piano di dismissione dei beni?


domenica 19 marzo 2017 - 11:21 | © RIPRODUZIONE RISERVATA



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