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Cultura & Spettacolo

L’ Epifania tra eventi storici e moderne trasformazioni


Nel corso dei secoli attraverso un complicato processo evolutivo della società, l’Epifania nella tradizione popolare è stata variamente recepita e trasformata, congiungendosi con elementi folclorici preesistenti, conservando però l’aspetto di una grande festa cristiana.

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La ricorrenza dell’Epifania trae il suo termine dal linguaggio religioso usato in genere come una apparizione, manifestazione, della divinità o del sacro nel mondo pagano. Le prime notizie che ci sono state tramandate risalgono a circa 3500 anni or sono e riguardavano nelle regioni orientali l’osservazione, i movimenti dei corpi celesti, gli eventi considerati di inspiegabile provenienza, come fulmini, tuoni, lampi terremoti, ritmi stagionali legati soprattutto all’agricoltura. Le divinità potevano manifestarsi anche per il tramite di persone, investite di solito di speciale dignità o potere (filosofi, santoni, guaritori, persone di alto rango).

Nel corso dei secoli attraverso un complicato processo evolutivo della società, l’Epifania nella tradizione popolare è stata variamente recepita e trasformata, congiungendosi con elementi folclorici preesistenti, conservando però l’aspetto di una grande festa cristiana insieme con la Pasqua e la Pentecoste ed è stata assorbita nel ciclo liturgico cristiano.

Stretto collegamento a ciò appare la figura della Befana, la vecchietta semischeletrica che, cavalcando una rudimentale scopa e munita di un fantasioso sacco faticosamente portato sulle spalle, distribuiva giocattoli e dolciumi ai “bimbi buoni”. Oggi non è più così. La vecchietta è scomparsa dall’iconografia, non si vede quasi più, i bambini mentalmente cresciuti si sono appassionati ad altre cose, ad altri giochi, ai cellulari. Così la Befana è quasi scomparsa, come sono scomparsi quasi gli autori della letteratura infantile e non si hanno più quei graziosi volumetti di racconti, favole, fiabe. Anche mamme e nonne così solerti nel leggere ai piccoli le tante storielle, non hanno più tempo, sono stanche, sono appesantite spesso dalle giornate di lavori, sono alle prese con i mille problemi della vita, non “sono più disponibili” per cose fallaci. Anche loro, però, sono alle prese con i cellulari mantenuti continuamente attivi. D’altro canto neppure i bambini non hanno bisogno di quelle letturine.

Ritornando alle origini, almeno per quanto riguarda l’avvento del cristianesimo, ricordiamo che San Francesco nel Natale 1223 realizzò a  Greccio la prima rappresentazione vivente della Natività. “Vorrei rappresentare il bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo il disagio in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato,in una greppia, e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello”. Con queste parole, riportate da Tommaso da Celano, Francesco chiese aiuto a Giovanni da Greccio, un signore della zona, che rispose con entusiasmo alla richiesta del frate e la notte di quel Natale “…arrivarono uomini, donne festanti, portando ciascuno, secondo le sue possibilità, ceri fiaccole per illuminare quella notte dedicata alla nascita di Gesù, non come spettacolo da far vedere ai curiosi, ma una ricostruzione visiva e vera, con un bambino,  umile, fragile, indigente…”, che però, insieme con la Madonna e san Giuseppe, non era nella grotta, perché il Santo – che aborriva le forme spettacolari – volle vedere la scena reale su cui pensare e riflettere nel corso della messa che sarebbe stata celebrata, perché la messa avrebbe richiamato la presenza reale di Gesù in quel luogo.
Il Bambino nacque a Betlemme per caso. Infatti, l'imperatore   Cesare Augusto, intorno al 746 di Roma, emanò un editto per il censimento di tutto il mondo allora conosciuto.

Fu così che la  Madonna, circa un anno dopo, insieme con san Giuseppe, residenti a Nazaret, si incamminarono per raggiungere la sede dove i delegati romani provvedevano alla "registrazione". La cittadina della Palestina, in quel periodo, come é facile immaginare, era piena di cittadini provenienti da tutte le parti e il piccolo albergo doveva essere certamente pieno se marito e moglie, prossima al parto, non ebbero modo di trovarvi ospitalità. La tradizione, basata sulle poche notizie, più volte trascritte, ci informano che la coppia trovò rifugio in una grotta dove nacque il Bambino chiamato Gesù. Quando? Nessuno lo può sapere con precisione, perché nessuna notizia certa é stata tramandata. Come sempre accade, quando mancano elementi probanti, le discordanze sono notevolissime. Secondo la teoria più accreditata e agli studi più recenti, Gesù Cristo nacque tra il 7 e il 4 a.C. L’ipotesi si basa sulla strage degli innocenti,  decretata da Erode il Grande che morì il 4 a. C.  L’anno “0”  dell’era cristiana non esiste, per  gli storici del Calendario Gregoriano si passa direttamente dall’anno 1 a.C., all’anno 1 d. C. tradizionalmente l’anno 0 è l’anno della nascita di Gesù (data calcolata, poi comunemente accettata, intorno al 523 dal dotto monaco scita  Dionigi il Piccolo).
 San Luca, in particolare San Matteo, sono gli autori più autorevoli, definiti fonti ufficiali, e comunque da tutti accettate, ci dicono che uno stuolo di angeli e una stella brillante annunciarono il lieto evento ai fortunati quanto sbigottiti viventi in quella regione. Pastori e Sapienti dell'Oriente, guidati da ina stella-cometa, giunsero alla grotta per onorare il Bambino, portando quei doni destinati alle regie maestà, cioé: oro (che designava la regalità di Gesù), la mirra (rappresentava nell’immaginario del tempo l’umanità) e incenso (la divinità del neonato). L’episodio, tra i più importanti, è stato raffigurato, forse per la prima volta, da Giotto il quale, va ricordato per inciso, che intorno al XIV secolo proprio con la comparsa del grande artista,si ha una rivoluzione completa di tutte le concezioni artistiche fino ad allora conosciute e seguite, aprendo così la via ai tempi moderni lasciandosi alle spalle l’ormai logoro formulario bizantino. Tuttavia, va appena aggiunto, che la festa religiosa cristiana che celebra la nascita di Gesù, é Natale. La data precisa, dello straordinario evento, come é stato già detto, non può essere ricostruita sulla base delle fonti primitive. Sappiamo che la scelta del giorno fu obbligata dalla necessità, o meglio, dall'esigenza di contrapporre una festa cristiana alle feste pagane del solstizio d'inverno che si celebravano a Roma il 25 dicembre e in Egitto il 6 gennaio. E la prima testimonianza la troviamo a Roma intorno al 330. Questa seconda data fu poi pro pria dell'Epifania, che sorse in oriente e alla fine del IV secolo fu accettata in occidente: certamente per questo motivo le due festività sono strettamente connesse, sia per origine, sia per significato teologico. Tralasciamo, naturalmente ogni altra descrizione degli eventi, riguardanti soprattutto l'aspetto teologico perché il testo è stato scritto poche ore prima della celebre ricorrenza e vuole essere e rimanere rimanere, una semplice nota a carattere divulgativo.


giovedì 5 gennaio 2017 - 14:39 | © RIPRODUZIONE RISERVATA



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