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Cronaca

Pompei - Dorme in uno 'stallo' di piazza Schettini: l'sos dei senzatetto

La storia di Moustafà, 45enne marocchino, prende alla gola e al cuore ed accende un campanello d'allarme anche nella città degli scavi. Dorme dove capita.

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Lo scatto che riprende l’uomo steso su di un materasso poggiato sul suolo, con due coperte malridotte addosso, gli occhi che sputano a malapena fuori, è un’immagine che prende prima alla gola e, poi, al cuore. L’emergenza freddo si fa sentire in tutta Italia. Specie in Campania. E’ di pochi giorni fa, infatti, la notizia del decesso di Angelo Lanzaro, 43enne di Avellino. Angelo è morto di freddo. A dirla così, suona quasi come la solita affermazione che, di questi tempi, si sente dire spesso, talvolta anche per gioco. Solo che stavolta, purtroppo, non è un gioco. E’ la cruda realtà che spesso si nasconde nella quotidianità. Quella che tra caos e agitazioni di tutti i giorni esce fuori a malapena. E’ toccato ad Angelo, clochard che viveva in un seminterrato insieme ad altri due senzatetto, e che lascia una moglie e tre figli, ad avere la peggio. Ma la storia ci racconta che prima ancora è toccato a tanti altri e che, purtroppo, senza soluzioni e senza aiuti, succederà ancora. Alcune settimane prima del suo decesso, la stampa locale e i media avevano raccolto anche il suo appello di aiuto rivolto all’amministrazione del comune avellinese. Un appello che, come tanti, è finito come il grido strozzato tra una folla rumorosa e in pericolo. Angelo muore nel silenzio della notte a causa dell’abbassamento drastico delle temperature. Condivideva un'amicizia (quella con gli altri due senzatetto) nata da una disperazione che, quasi per lui, Angelo, era diventata anche rassegnazione. “Rifiutava anche il cibo”, ha dichiarato, infatti, il senzatetto che condivideva con lui ogni cosa. Ha gridato in due modi, Angelo.

Una volta a voce alta, quando ha chiesto aiuto alle istituzioni e quando ha chiesto di voler trascorrere un sereno Natale con la sua famiglia. E, un’altra volta, ha gridato in silenzio, nella notte in cui ha lasciato i suoi cari. Oggi a fare più rumore e ad essere ascoltato è stato il suo secondo e ultimo grido. A Pompei, come in tante altre città d’Italia, scatta proprio questo allarme. La storia di Moustafà prende al cuore e ti fa toccare con mano quella disperazione, quella sensazione di cadere nel vuoto e nel buio. Ha quasi vergogna a mostrarsi, ma, una volta rassicurato, si lascia fotografare nascondendo metà del suo volto. “Non do fastidio a nessuno, davvero”, sono state le sue parole di preoccupazione per aver trovato come riparo dal freddo della notte uno dei stalli di piazza Schettini. Moustafà non è italiano e non ha il coraggio di chiedere aiuto. Ha paura di essere cacciato via. Si è creato il suo spazio. Quello “sputo” di vita che, magari, gli possa regalare qualche metro in più. Come lui, a Pompei, ce ne sono tanti. La stazione della Circumvesuviana della città degli scavi, nei sottopassaggi, diventa alloggio dei clochard in queste notti di gelo. Così come anche la stazione Ferrovia dello Stato. Alla mensa dei poveri della Casa del Pellegrino, intanto, la dottoressa Maria Rosaria Steardo ha provveduto alla distribuzione dei sacchi a pelo per i senzatetto che, ogni giorno, sono in cerca di un pasto caldo. Insomma, questa, è l’altra faccia della stessa medaglia di una Pompei, e un'Italia, che resta nascosta nel silenzio. Quello che spesso (purtroppo), uccide.


domenica 8 gennaio 2017 - 16:15 | © RIPRODUZIONE RISERVATA



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