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Cronaca

Castellammare - Operazione 'Olimpo', dalle minacce agli imprenditori alle bombe ai supermercati: ecco come agivano i 14 fermati


Un giro di estorsioni che comprendeva tre città: Castellammare, Gragnano e Pimonte. Dietro c'erano i D'Alessandro, Cesarano, Di Martino e Afeltra.

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Minacce, intimidazioni e, nel peggiore dei casi, bombe all'esterno delle attività se gli imprenditori decidevano di non abbassare la testa. Ma l'obiettivo era quello di adottare un profilo basso per evitare di preoccupare l'opinione pubblica ed eventuali denunce. Sono solo alcuni dei retroscena dopo l'operazione "Olimpo" scattata all'alba di ieri mattina quando la polizia di Stato, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, ha arrestato 14 persone appartenenti ai clan D'Alessandro, Di Martino, Cesarano e Afeltra. Fra di loro spiccano i nomi di Teresa Martone, moglie del defunto capoclan Michele D'Alessandro che secondo la DIA gestisce da anni la cosca di Scanzano e di Adolfo Greco, noto imprenditore stabiese. Ed è proprio su quest'ultimo che, secondo l'accusa, si basava l'intera organizzazione criminale. Greco, infatti, avrebbe intrattenuto rapporti con tutti i principali esponenti dei clan del comprensorio dei Lattari e avrebbe condotto delle estorsioni per loro conto. Ma andiamo con ordine.

I D'Alessandro. Greco, sfruttando l'amicizia con la famiglia D'Alessandro, avrebbe insistito con un direttore di una nota catena di supermercati di Castellammare per l'assunzione di un nipote di Paolo Carolei, ras di Scanzano al momento in carcere. L'ordine sarebbe arrivato proprio dal clan che doveva accontentare "Paoluccio": l'imprenditore non poteva desistere. L'operazione, dopo vari intuppi, andò comunque a buon fine grazie anche all'interessamento di altre figure criminali stabiesi. L'imprenditore aveva la forza di imporre il suo volere ai liberi professionisti e, godendo dell'appoggio della cosca, riusciva a raggiungere i suoi obiettivi. Si interfacciava solamente con gli esponenti di spicco del clan o con i consorti prendendo un appuntamento presso gli uffici della sua società: gli investigatori ne avrebbero ricostruiti alcuni. 

I Cesarano, i Di Martino e gli Afeltra. Ma Greco non aveva solo rapporti con la cosca di Scanzano. Grazie all'amicizia con Nicola Esposito, Luigi Di Martino, estendeva il giro delle estorsioni anche nella periferia nord. E' qui che il profilo basso voluto dall'organizzazione criminale andò in crisi. A causa delle resistenze di un titolare, i membri della cosca decisero di colpire il supermercato di quest'ultimo con un ordigno che distrusse praticamente l'entrata. Era un chiaro avvertimento che di fatto fece cedere l'uomo. Ma è stato l'unico episodio eclatante di violenza: Greco e i soci si muovevano nell'ombra per la paura delle denunce.


Nei Lattari il Greco invece si interfacciava spesso con Vincenzo Di Vuolo e Paturzo Liberato i quali avevano rapporti con i clan di Gragnano e Pimonte (Afeltra e Di Martino). Qui si colpivano imprenditori di qualsiasi tipo, spesso anche amministratori di condominio che dovevano affidarsi alla cosca per la ristrutturazione dei palazzi.  

Il mistero dei 2 milioni e mezzo di euro. Nel corso delle perquisizioni, la polizia di Stato ha rinvenuto nell'abitazione di Greco anche 2 milioni e mezzo di euro in contanti che erano nascosti in un'intercapedine della casa dell'uomo. Sarebbero stati trovati grazie ad un moderno apparecchio che avrebbe individuato il denaro nascosto. Sarebbe stato inoltre lo stesso Greco a consegnarlo alle forze dell'ordine una volta scoperto. Adesso gli inquirenti sono a lavoro per ricostruire il flusso di questi soldi: di chi sono? Perchè Greco li aveva in casa non curante del pericolo? Potrebbero essere il provento di alcune delle attività illecite? Al momento sono interrogativi senza una risposta. Dalla casa dell'imprenditore sono stati sequestrati anche alcuni documenti che potrebbe aiutare le forze dell'ordine a ricostruire ulteriori episodi.

I fatti risalgono al triennio 2013 - 2016. Non si tratta di un'indagine recente della polizia di Stato, anzi. Il tutto inizia ormai qualche anno fa quando Salvatore Belviso, uno dei killer di Gino Tommasino, decide di collaborare con la giustizia e aiutare gli inquirenti nella lotta alla camorra. E' lui a fare il nome di Greco in primis e poi a mettere in luce i rapporti con i Carolei, Di Martino, Cesarano ma soprattutto i D'Alessandro. Il ruolo di Teresa Martone, ora ai domiciliari, non deve essere sottovalutato: la donna da anni avrebbe preso in mano le redini della cosca che fino a poco tempo fa era gestita dai figli. Essendo quest'ultimi tutti in carcere, il ruolo di leader spettava a lei che non lo avrebbe mai disdesgnato. Ad accendere i riflettori sulla donna era stata propria la DIA nelle ultime relazioni semestrali che la riteneva, in compagnia delle altre donne scanzanesi, la coordinatrice dello spaccio ed estorsioni. Ritornando a Belviso, quest'ultimo avrebbe fornito dettagli scottanti sui colletti bianchi stabiesi che ora iniziano a tremare. Dopo un lavoro certosino durato quasi cinque anni, ecco i primi arresti. Gli episodi ricostruiti risalgono tutti al triennio 2013 - 2016. Un'indagine che è stata portata avanti nello stretto riserbo e che ha permesso di infliggere un duro colpo ai clan stabiesi.


news Operazione 'Olimpo', scoperchiato il sistema delle estorsioni agli imprenditori

giovedì 6 dicembre 2018 - 08:17 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

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