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Il varo della Duilio - 8 Maggio 1876


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di Catello Vanacore StabiaChannel.it
Stabia: la nostra storia 23/11/2009
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La Nave Caio Duilio prima del varo

I febbrili preparativi per la ceri­monia, iniziatisi già, dalla sera prima, erano quasi ultimati...

Il sole faceva ormai l'aureola alla croce sul monte Pendolo, disegnando piccole ombre sulle scalinate dei pal­chi riservati, ancora vuoti di nobiltà...

Nelle strade, tube eleganti e delizio-si cappellini a motivi floreali, si incro­ciano con i neri fazzoletti annodati al-la nuca, delle contadine di Pozzano e della Vignadonica, mentre i ventagli di madreperla allontanavano stupidamente i tiepidi raggi del sole di mag­gio...

Il treno reale, in perfetto orario, sfer­ragliava nella piccola stazione delle Regie Ferrovie, scomparendo sotto sbuffi di vapore e aria calda... Il re era arrivato!!!

Dopo gli onori presentati dalla cit­tà il corteo si diresse alla volta del Cantiere tra festoni e bandiere trico­lori... mentre la gioia del pubblico, af­follato ai lati della strada, copriva il rumore degli zoccoli dei cavalli sul pa­vimento in mac-adam...

... Intanto la ressa incredibile di marchesi, contadini, baronesse, e ope­rai, in una policromia di neri frack e sgargianti divise, nella piazza del Can­tiere si dissetava dall'acquafrescaio ambulante, passandosi il bicchiere do­po una pulita col limone...

... Sul mare centinaia di marinai sti­pati sulle piccole barche gustavano con la mente la zuppa di fagioli, che la vendita del « sevo » avrebbe loro as­sicurato...

... Finalmente il corteo reale arrivò...

... La folla vociante, s'era intanto sempre più infittita, creando una mu­raglia di sudore davanti ai cavalli con grande paura degli addetti all'incolu­mità reale...

Ma più che all'eccitazione di trovar-si davanti al simbolo della loro indi-pendenza, quelle che si udivano erano urla di proteste...

Il re si informò.

Maestà... il popolo vuole entrare per godersi dappresso la vostra pre­senza.

Ebbene - Lasciatelo passare - rispose il Galantuomo senza esitare... Ed era un'ordine!!!

Dalle porte spalancate la fiumana di gente si riversò nell'interno, senza più ritegno, prendendo d'assalto le tribu­nette riservate.

...Ma ...quando ogni scoglio e ogni trave fu occupato, un gran silenzio a­leggiò sulla ressa dei nobili e meno nobili...

E gli occhi, incastrati in volti ma­didi di sudore si abbassarono malin­conici e rispettosi, a cercare polvere nelle pieghe dei calzoni...

... Non c'era posto per sua maestà: Vittorio Emanuele II re d'Italia!!! ... sul cui volto si era però dipinto un sorri­so bonario che neanche i lunghi baffi riuscivano a nascondere...

... Un momento d'imbarazzo: il silen-zio della chiesa all'Offertorio... poi len­tamente, con timidezza ossequiosa, un solco si aprì tra quella folla... e il re, colla spada sotto il braccio ed il ber-retto poggiato, con regalità sbarazzina, sull'orecchio... fece il suo ingresso nel Cantiere.

Al varo della fregata Italia, avve­nuto nel settembre del 1880, alla pre­senza del Re e del suo seguito, le cro­nache riportano invece due episodi, del tutto simili, i quali, pur non potendo godere di una valutazione prettamente storica, riflettono un modus vivendi, oggi del tutto incomprensibile, ed ap­partengono realmente a tempi che molti ricordano forse, e che pochi rim­piangono: certamente...

... di quando la moralità era un ob­bligo... e l'addetto agli oggetti smarriti (se fosse esistito) un impiegato indaf­farato...

Mi piace, quegli episodi, ricordarli oggi che la vita umana è così svalutata da valere poco più di un migliaio di lire, riportandoli così come li ho tro­vati.

«Dal Comando Militare del Regio Cantiere al Sindaco di C.mmare 6 ot­tobre 1880.

Nel giorno del varo della fregata Ita­lia furono rinvenuti in questo Regio Cantiere due scialli di lana, 16 palline color rosa con un piccolo bottoncino in oro ed una medaglia commemorati-va con due fascette di argento. Detti oggetti non essendo finora reclamati da nessuno. io li rimetto alla S. V. per quelle pratiche che crederà del ca­so, colla preghiera di accusarmene un rigo di recapito degli oggetti in parola.

 

Firmato il Comandante Militare
Giovanni Uberti (1)

 

(1) Per la storia è necessario chia­rire l'imperfezione contenuta a pag. 613 della Antologia di Michele Palum­bo « Stabiae e C.mmare ».

L'allora comandante del R. Cantiere era Giovanni UBERTI, senza la parti-cella «degli», come risulta dagli atti civili, religiosi e militari. Inoltre nel 1874 era capitano di fregata. Morì a Napoli il 4 Aprile 1891 col grado di capitano di vascello.

 

Un episodio d'altri tempi

Nello stesso giorno del varo un cer­to Carmelo Battaglia di Gragnano si presentava al sindaco di C.mmare di­chiarando di aver rinvenuto nel Can­tiere, un portafoglio contenente tra 1' altro 243 lire.

Il giorno dopo la città era tappez­zata di manifesti del tenore seguente che invitavano il proprietario a riti-rare il portafoglio presso la segreteria comunale!!!

Il buon Carmelo fu ringraziato con una ricompensa di 10 lire.

... Ma sono cose di un tempo che fu, quando la povertà poteva essere orgo­glio, l'onestà non ancora un privilegio di pochi e la vita umana aveva ancora il suo giusto valore...

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Stabia: la nostra storia 23/11/2009
 
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